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PREVITI

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Milano, sezione quarta penale,

composto dai sigg:

dott. Paolo Enrico Carfi'                presidente

dott. Enrico Consolandi                 giudice

dott. Maria Luisa Balzarotti            giudice

all'udienza del 29 aprile 2003, ha pronunciato la seguente sentenza:

 

Visti gli artt. 533, 535 e 521 cpp

dichiara

Acampora Giovanni, Battistella Primarosa, Metta Vittorio, Pacifico Attilio, Previti Cesare, Rovelli Felice e Squillante Renato colpevoli dei delitti rispettivamente loro ascritti

esclusa, con riferimento alla vicenda Lodo Mondadori, la continuazione interna;

 

riqualificato il fatto contestato a Pacifico, Acampora e Previti, nell'ambito della vicenda Lodo Mondadoricome violazione degli artt. 319 e 321 cp;

 

unificati nella continuazione i fatti rispettivamente contestati agli imputati

 

riconosciute ai soli imputati Rovelli e Battistella le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla aggravante contestata;

 

condanna

 

Battistella Primarosa alla pena di anni quattro mesi sei di reclusione

Acampora Giovanni alla pena di anni cinque mesi sei di reclusione

Rovelli Felice alla pena di anni sei di reclusione

Squillante Renato alla pena di anni otto mesi sei di reclusione

Pacifico Attilio alla pena di anni undici di reclusione

Previti Cesare alla pena di anni undici di reclusione

Metta Vittorio alla pena di anni tredici di reclusione.

Condanna

 

i detti imputati in solido fra loro al pagamento delle spese processuali.

 

Visti gli artt. 28 sgg. Cp

dichiara

Battistella e Rovelli interdetti dai pubblici uffici per la durata di anni cinque;

Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta perpetuamente interdetti dai pubblici uffici;

Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta legalmente interdetti durante l'espiazione della pena ex art. 32 cp;

Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico e Acampora incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per una durata pari alla pena inflitta ex art. 32 quater cp;

Pacifico, Previti e Acampora interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per la durata di anni cinque;

Visti gli artt. 538 e sgg. Cpp

condanna

gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile IMI - San Paolo il danno cagionato, che si liquida in Euro cinquecentosedicimilioni, oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 666.894,13 oltre IVA e CPA.

 

Condanna

gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta, in solido fra loro, a risacire alla costituita parte civile CIR il danno cagionato, che si liquida in Euro trecentoottantamilioni, oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 444.361,03 oltre IVA e CPA.

 

Condanna

gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Presidenza del Consiglio il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria IMISIR, che si liquida in Euro 1.290.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 45.000.

 

Condanna

gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Ministero della Giustizia il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria IMISIR, che si liquida in Euro 1.290.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 45.000.

 

Condanna

gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Presidenza del Consiglio il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria Lodo-Mondadori, che si liquida in Euro 129.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 32.000.

 

Condanna

gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta in solido fra loro a risarcire alla costituita parte civile Ministero della Giustizia il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria Lodo-Mondadori, che si liquida in Euro 129.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 32.000.

 

Respinge le domande avanzate dalle parti civili, di condanna degli imputati al pagamento di provvisionale.

 

Dichiara manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale sollevata dalla difesa Previti in sede di discussione.

 

Visto l'art. 530 c. 2 cpp

assolve

Verde Filippo dal reato ascrittogli perche' il fatto non sussiste con riferimento alla sentenza 31.10.1986 e per non aver commesso il fatto con riferimento all'episodio del 4 aprile 1989.

 

Dispone trasmettersi gli atti al Procuratore della Repubblica in ordine alla deposizione di Zurlo Maria del 9.2.2001.

 

Stabilisce in giorni novanta il termine per il deposito dei motivi.

 

 

 

Lettera del premier al «Foglio» dopo la sentenza Previti

Berlusconi: «I magistrati hanno logica golpista»

«C'è prevenzione e parzialità su Previti come per Craxi dieci anni fa» e ancora, «dobbiamo reagire per tempo»

ROMA - Silvio Berlusconi, in una lettera che sarà pubblicata giovedì sul «Foglio», collega la sentenza Previti a quella dieci anni fa su Bettino Craxi annunciando la necessità di reagire. «Dieci anni dopo - scrive Berlusconi - ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di Cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro Paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo».


Cesare Previti con Silvio Berlusconi (Omega)

«LOGICA GOLPISTA» - Secondo Berlusconi «in una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del '48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranità. Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza».

«PIAZZA AIZZATA DALLA SINISTRA FORCAIOLA» - Nella lettera al direttore del quotidiano, Giuliano Ferrara, Berlusconi parte dalla vicenda di Bettino Craxi per ripercorrere tutte le vicende che lo hanno portato a scendere in campo: «Caro direttore, scrivo a lei perché il suo giornale è stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro "partito giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale».

«FORZA ITALIA IMPEDÌ LA BARBARIE GIUSTIZIALISTA» - Prosegue Berlusconi nella lettera: «Solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo. Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, e instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale delle opposizioni. È da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu un'inchiesta per tangenti dalla quale chi le scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo. Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell'alternanza».

30 aprile 2003

 

Il presidente del Consiglio all’attacco dopo la sentenza di Milano. Ecco il piano del centrodestra sulla giustizia

Berlusconi: giudici con logica golpista. Insorge il Csm

Il premier: basta con il grilletto del ribaltone, subito l’immunità. Rognoni: lesa l’onorabilità dei magistrati Battaglia fra i Poli sulle parole del premier. Previti: pronto alla prigione in caso di condanna definitiva

Scontro senza precedenti tra il presidente del Consiglio e il Csm, Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dell’ordine giudiziario, sulla sentenza milanese di condanna di Cesare Previti («in caso di condanna definitiva sono pronto al carcere», ha detto il deputato) nel processo Imi-Sir/Lodo Mondadori «Logica golpista». In una lettera al quotidiano Il Foglio, Silvio Berlusconi sostiene che bisogna «fermare il grilletto del ribaltone» ripristinando l’immunità perché «in una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono».
«Onorabilità offesa». «Sono state offese l’onorabilità e l’imparzialità» dei giudici di Milano». Questa la posizione dei membri togati del Csm, espressa dal vicepresidente Rognoni.
Il piano del centrodestra. Lo scontro sulla giustizia è acceso anche tra opposizione e maggioranza. E trapela il piano del centrodestra per la riforma dell’ordinamento giudiziario: il primo passo sarebbe la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato e poi l’immunità.

 

 

 

 

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