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STEFANIA ARIOSTO TESTE OMEGA

 

Pubblicato il 6 luglio 2014

L’antiquaria che sfidò i potenti Così Stefania divenne teste Omega

Ariosto story: fu protagonista del processo Sme contro Berlusconi 

 QUELLO? Ha tradito me e Berlusconi insieme». Stefania Ariosto, che nel 1995 è stata il ‘teste Omega’, la grande accusatrice dell’avvocato Cesare Previti e di Berlusconi, e che ha innescato uno dei casi giudiziari più seguiti della storia italiana, liquida così, con una semplice battuta, nemmeno una dozzina di parole, il libro scritto dal suo fidanzato di allora, l’avvocato Vittorio Dotti (L’Avvocato del diavolo). Era allora e è ancora una bella signora bionda, spesso vestita solo di jeans e una maglietta. Rispetto a quei tempi lontani c’è che ha preso due lauree (sociologia e diritto, è avvocato) e che ha cambiato vita.
Fino a allora era stata la fidanzata (prossima alla convivenza) di Vittorio Dotti, potente avvocato milanese di Silvio Berlusconi e suo protetto anche in politica, fino a un certo punto. Ricordo un Natale in cui i due, invece ci andare in montagna, rimasero a Milano perché c’era un rimpasto di governo e Dotti sperava in un incarico ministeriale. Ogni tre minuti consultava il telefono, ma la chiamata non arrivò mai.

COME


fidanzata di uno degli uomini più potenti della città faceva una vita mondana molto intensa. La si incontrava sempre alla Scala e era sempre di grande eleganza. Gestiva un elegante negozio di antiquariato all’angolo fra via Montenapoleone e via Gesù. Quando non era in giro in città, era perché partecipava a uno dei tanti riti mondani del clan Berlusconi. È stata qualche volta anche alle famose feste natalizie a Arcore. Le signore dei dirigenti e degli amici del Cavaliere (allora si chiamava così). Le signore si presentavano senza gioielli. Il padrone di casa, a un certo punto, arriva con un grande vassoio, pieno non di pasticcini, ma di gioielli e cominciava la distribuzione.
Se non era alle feste di Arcore, era sulla barca Barbarossa di Cesare Previti, dove il clan si riuniva con tanto di magliette da marinaio e righe orizzontali e cappellino con il logo della barca.
Una vita da ‘signora bene’ della Milano di quegli anni, ancora da bere (ma non per molto), bella e corteggiata, ma legatissima al suo Dotti.
Tutto cambia quando una mattina vanno da lei quelli della Finanza. Hanno in mano un assegno da 200 milioni che risultava provenire da fondi neri della Mondadori. Vogliono spiegazioni, sospettano traffici poco chiari. Allora lei racconta che quell’assegno glielo ha dato appunto Dotti come pagamento di alcuni mobili («gli ho fatto anche lo sconto, visto che dovevamo andare a vivere insieme»).
Quando viene portata davanti a un colonnello della Guardia di Finanza e accusata di prendere mazzette, perde la pazienza e sbotta: «Le mazzette è Previti che le paga ai giudici di Roma per vincere i processi». Della faccenda, naturalmente, viene subito informata Ilda Boccassini e comincia una lunghissima serie di interrogatori. Non solo, la Boccassini non si fida di quell’ambiente e quindi mette subito la Ariosto sotto tutela e il suo nome non verrà rivelato per molti mesi. Nelle carte sarà conosciuta solo con il nome di ‘teste Omega’.
La sua vita, a parte la clamorosa rottura verticale con il fidanzato Dotti e con il mondo che girava intorno a Berlusconi, è grosso modo quella stessa di prima. Ma ormai gira con la scorta di quattro baschi verdi, l’unità antiterrorismo della Guardia di Finanza.
È una sorveglianza molto stretta. Non può più andare in giro in macchina da sola (la portano loro). Cambia casa e per mesi il suo indirizzo viene tenuto segreto (come la sua identità). Quando è nella sua abitazione, l’auto dei baschi verdi staziona davanti al portone, con due militari dentro, un altro sta sul ballatoio davanti alla porta di casa e l’ultimo dentro, qualche volta con il mitragliatore appoggiato sul tavolino del soggiorno.
In quel periodo sta studiando sociologia a Urbino. Una volta la macchina di servizio si rompe in autostrada e lei viene ‘piantonata’ in una piazzola dai quattro militari in attesa che arrivi un’auto a prenderli. Quando è in aula all’università a fare esami o a seguire le lezioni, i baschi verdi l’aspettano fuori. Appena finito, via in macchina di corsa. A distanza di anni tutte queste precauzioni possono sembrare eccessive, ma nemmeno tanto, visto che si stava decidendo il destino di un presidente del Consiglio e di un ministro (Previti).
Una sera nella nuova casa ‘segreta’ dell’Ariosto vengono trovate una dozzina di cimici, anche nel bagno. Non si è mai saputo chi le ha messe: i nemici o gli stessi inquirenti per assicurarsi che non ci fossero doppi giochi da parte di quella testimone, apparentemente vaga. Invece la teste Omega era di una memoria di ferro e, soprattutto, una collezionista seriale di ogni cosa che riguardava la sua vita. Una volta cita un matrimonio a cui lei e altre persone avevano assistito. Arrivano subito le smentite: mai vista. Lei va in cantina, tira fuori i suoi scatoloni e esibisce l’invito e anche la lettera di ringraziamento.

MA LA COSA









che tutti scoprono, con sorpresa, è che la signora non molla mai. Decine di interrogatori e lei continua a accusare Previti, Berlusconi e decine di magistrati. In fondo erano tutti molto ricchi e molto potenti, i mezzi per corromperla li avevano. Ma la biondina di via Montenapoleone, quella che stava sempre sulla porta del suo negozio e che scherzava con i clienti, anche se poi ha avuto la vita mezza distrutta e nessuna ricompensa, non ha mai fatto un passo indietro.
Previti alla fine ha dovuto dimettersi, qualche giudice ha perso il posto e Berlusconi si è infilato nella vicenda Mondadori, che gli è costata un patrimonio.

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