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LA VERA STORIA DI SILVIO BERLUSCONI

Eh, sì, ho visto che ci manca poco che lo fanno santo allora ho deciso di pubblicare qui tutti i file che ho raccolto negli ultimi 20 anni. E' tanta roba, la metto in ordine di data.

Ma prima quelli reenti in occasione della sua morte:

 

Berluproprieta

 

L'IMPERO DELLE  PROPRIETA' DI SILVIO BERLUSCONI


 ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI


AMBROSIANA VITA Spa - Milano
ARAM Spa - Milano

ASSOFIN Spa - Milano

BANCA ASSICURAZIONE PRODOTTI FINANZIARI

BANCA MEDIOLANUM Spa - Milano 3 Basiglio (Mi)

BROKERS FIVE Srl - Milano

CENTRO COMMERCIALE MILANO 3 Srl - Milano

EUROMOBILIARE Spa - Milano

EUROPA INVEST S. A. - Lussemburgo

FIBANK INVERSIONES S.A. - (Barcellona)                              69,7%

FININVEST FIDUCIARIA Spa - Segrate (Mi)

FININVEST ITALIA Spa - Milano

FUTURA FINANZIARIA Srl - Milano

GAMAX BROKER POOL A.G. - Leverkusen (Germania)

GESTIONI ESTERE Spa - Segrate (Mi)

GESTIONE FONDI FININVEST Spa - Segrate (MI)

GESTIONI INTERNAZIONALI Spa - Segrate (MI)

IMMOBILIARE LURATE CACCIVIO Srl - Milano

MEDIOLANUM
35.16%

MEDIOLANUM ASSICURAZIONI Spa - Milano

MEDIOLANUM BORSA SIM P. A. - Milano

MEDIOLANUM COMMISSIONARIA Spa - Milano

MEDIOLANUM CONSULENZA SIM P. A. - Milano

MEDIOLANUM GESTIONE FONDI

MEDIOLANUM INTER. FUNDS LIMITED (Dublino)

MEDIOLANUM PRIVATE S.A.M. - Monaco (Fr.)

MEDIOLANUM STATE STREET                                                 50%

MEDIOLANUM VITA Spa - Milano

PARTNER TIME

PROGRAMMA ITALIA Spa -  Segrate (Mi)

PROGRAMMA ITALIA INVESTIMENTI SIM P. A. - Segrate (MI)

VACANZE ITALIA Spa - Milano







CINEMA, SPETTACOLO, SPORT


AMATORI RUGBY MILANO MEDIOLANUM Srl - Milano

BLOCKBUSTER

CINEMA 5 Spa - Roma

CINEMA 5 GESTIONE Spa - Roma

DANIA FILM Srl - Roma

DELTA Srl - Milano

ESERCIZIO SCHERMI ITALIANI Srl - Roma

FINSIMAC Spa - Milano

GESTIONE IMPIANTI MILAN Srl - Segrate (Mi)

G. R. T. - Gestioni Radio Televisive Spa - Milano

HOCKEY CLUB DEVILS MEDIOLANUM MILANO Srl - Milano

HOCKEY CLUB DIAVOLI MEDIOLANUM MILANO Srl - Como

LEOPARD COMMUNICATIONS Ltd - Londra

LIBRA COMMUNICATIONS Ltd - Londra

LIBRA UK COMMUNICATIONS  Ltd - Londra

LION COMMUNICATIONS Ltd - Malta

MACH 3 VIDEO Spa - Milano

MEDIOLANUM SPORT Spa - Milano

MEDUSA DISTRIBUZIONE Spa - Roma

MEDUSA FILM
100%

MEDUSA VIDEO

MILAN A. C. Spa - Milano

NEWS AND SPORT TELEVISION Ltd - Londra

NEWS AND SPORT TIME Ltd - Malta

IL TEATRO MANZONI Spa - Milano

OLIMPYA Spa - Segrate (Mi)

PALLAVOLO MEDIOLANUM GONZAGA MILANO Srl - Milano

PENTA AMERICA COMMUNICATIONS Inc - Los Angeles

PENTA AMERICA PICTURES Ltd - Los Angeles

PENTADISTRIBUZIONE Srl - Roma

PENTA ENTERTAINMENT Ltd - Antille Olandesi

PENTAFILM Spa - Roma

PENTA (UK) INTERNATIONAL Ltd - Londra

PENTAVIDEO Srl - Milano

PRINCIPAL COMMUNICATIONS Ltd - British Virgin Islands

PRINCIPAL NETWORK Ltd - Londra

QUINTA COMMUNICATIONS S.A. - Nevilly sur Seine

RETEINVEST HOLDING S. A. - Lussemburgo

RETEITALIA Ltd - Londra

RETEITALIA Spa - Milano

RETEITALIA PRODUCTION Spa - Roma

RETEUROPA B. V. - Amsterdam

RETEUROPA N. V. - Antille Olandesi

SAFIN COMMUNICATIONS Spa - Roma

SAVOY PICTURES ENTERTAINMENT Inc - New York

SCANEMORE Ltd - Malta

SILBERCO ESPANA S. A. - Madrid

SIMAC S. A. in liquidazione - Parigi

SPORT IMAGE INTERNATIONAL Ltd - British Virgin Islands

TRICORN S. A. - Parigi



 EDITORIA

 EDITRICE PENTA Srl - Milano

EINAUDI Editore

ELEMOND

FIED Spa - Milano

GRIJALBO

GRUPPO A. M. E. - Milano

LE MONNIER

MONDADORI [Dettagli]                                                    48%

MONDADORI INFORMATICA

MONDADORI PRINTING

MONDADORI PUBBLICITA'

MONDOLIBRI

S.A.G.E. - Seregni Az. Grafica ed Editoriale Spa - Milano

SAIRE Srl - Milano

S.E.L. - Societ
ΰ Editrice Lombarda Spa - Milano

S.G.N. - Societ
ΰ Grafica Novarese Spa - Milano

S.I.E.S. - Societ
ΰ Italiana Editrice Stampatrice Spa - Milano

SILVIO BERLUSCONI EDITORE Spa - Milano

SILVIO BERLUSCONI HOLDING EDITORIALE Spa - Milano

SOCIETA' EUROPEA DI EDIZIONI Spa - Milano

SORIT Spa - Soc.
Rotocalcografia Italiana Spa - Melzo (Mi)

SPERLING & KUPFER

S.T.S. - Societΰ Tipografica Siciliana Spa - Catania







GRANDE DISTRIBUZIONE


ESSELUNGA

GRUPPO STANDA             Rozzano - Milanofiori

PROGETTO TRADE Srl - Milano




INTERNET & NEW MEDIA
 JUMPY

NETWORKING

NEWMEDIA INVESTMENT
100%

YOND





PUBBLICITA'
 A. ME. R. Srl - Milano

GRANDI EVENTI Srl - Milano

MEDIOLANUM GMBH -  Monaco di Baviera

PROMOSERVICE ITALIA Srl - Segrate (Mi)

PUBLIESPAΡA (raccolta pubblicitaria Telecinco)                       40%

PUBLIEUROPE INTERNATIONAL Ltd - Londra

PUBLITALIA 80  Spa -  Milano (raccolta pubblicitaria reti Mediaset)

RETE 2000 Spa - Milano







SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
 ALBA SERVIZI AEROTRASPORTI - Mi

ALIGHIERI Srl - Milano

ANFRI IMMOBILIARE Srl - Segrate (Mi)

BONOMI E PAGANI - BOPA Srl - Milano

BULL Ltd - British Virgin Islands

CANTIERI RIUNITI MILANESI Spa - Milano

CONSORTIUM Spa - Milano

CONSORZIO AEROMOBILI FININVEST (CAFIN) - Milano

CONSORZIO ELICOTTERI FININVEST (CEFIN) - Milano

EDILNORD 2000
63%
EGEO '82 Srl - Milano

E. I.S. Srl - Sesto San Giovanni (Mi)

E.I.S. PROGETTI Srl - Sesto San Giovanni (Mi)

E.I.S. ROMA Srl - Sesto San Giovanni (Mi)

ESSETICI Srl (Servizi Teatrali e Cinematograf. Srl) - Milano

EUROLOTERIE S. A. - Lussemburgo

EUROLOTERIE GIBILTAR Ltd - Gibilterra

EUROPA AGENCY Ltd - Malta

FINEDIM ITALIA  Spa - Milano

FINGROSS Srl - Finanziaria Grossisti di Partecipazioni - Roma

FININTEL Spa - Milano

FININVEST COMUNICAZIONI Srl - Milano

FININVEST SERVICE S. A. - Massagno - Svizzera

FININVEST SERVIZI  Spa - Segrate (Mi)

FIVE INTERNATIONAL Srl - Milano

FIVE VIAGGI Srl- Milano

G. & G. ELECTRIC Srl - Sesto San Giovanni (Mi)

H & A MOTIVATION Spa - Milano

IMMOBILIARE BRISEIDE Spa - Milano

IMMOBILIARE BUONAPARTE I Srl - Milano

IMMOBILIARE CARBONOLO Spa - Milano

IMMOBILIARE CORIASCO Spa - Milano

IMMOBILIARE IDRA Spa - Milano

IMMOBILIARE PERSEO Srl - Milano

IMMOBILIARE VERROCCHIO II Srl - Segrate (Mi)

INDUSTRIE ALIMENTARI RIUNITE Spa - Milano

INFRASTRUTTURE IMMOBILIARI Spa - Milano

ISIM - Italiana Sviluppo e Investim. Mobiliari Spa - Milano

ISTIFI Spa - Milano

ISTIFI ESPAΡA S. A. - Madrid

JONIO '82 Srl - Milano

MEDIOLANUM FACTOR Spa - Milano

MONDADORI FACTOR Spa - Milano

N.T.S. Srl - Nuove Tecnologie di Sicurezza - Sesto San Giovanni (Mi)

NUOVE INIZIATIVE ROMANE Srl in liquidazione - Milano

PARKING MILANO 2 - Milano

PRINCIPAL FINANCE Ltd - British Virgin Islands

RENONCINO Srl - Segrate (Mi)

RESID. IMMOBILIARI Srl - Milano

S.E.L. Srl - Sesto San Giovanni (Mi)

SILVIO BERLUSCONI FINANZIARIA S. A. - Lussemburgo

UNITEL Spa - Milano







TELEFONIA
 ALBACOM (telefonia fissa e internet)
19,5%

BLU
9%







TELEVISIONE
 AUDITEL Srl - Milano

CANALE 5 MUSIC  Srl -    Milano

EDICIONES MUSICALES CINCO S.A. - Madrid

ELETTRONICA INDUSTRIALE Spa - Lissone (Mi)

EUROPE 5 S. A. in liquidazione - Parigi

EUROPE 5 S. A. - Parigi

EUROSET (televisione/kirch Media)

FININVEST Ltd - Londra

FINMEDIA Srl - Milano

GESTEVISION S. A. - Madrid

KIRCH MEDIA
2,6 %

KMP - Kabel Media Programmgesellschaft mbh - Monaco di Baviera

MACH 5 DISCO Spa - Milano

MEDIADIGIT

MEDIASET
48,2 %

MEDIASET INVESTMENT

MEDIATRADE (produzione fiction televisive)

PENTAFILM MUSIC Srl - Roma

RADIO E RETI Srl - Milano

RADIO FIVE Srl - Segrate (Mi)

RETE 10 Srl - Milano

R. T. I.  Spa - Roma (Reti Televisive Italiane: Canale 5, Italia 1, Rete 4)

R.T.I. MUSIC Srl - Milano

R. T.I. U.S.A. Inc - Delaware (USA)

SILVIO BERLUSCONI ENTERTAINMENT Ltd - Londra

TELECINCO - Spagna

TELE ORIONE 1 - Milano

TELEUROPA Spa - Napoli

TELE TORINO Spa - Torino

VIDEOTECNICA Srl - Milano

VIDEOTIME Spa - Milano (produzione programmi televisivi)






http://www.pummarulella.org/impero.htm

 

 

Banca Rasini, alle origini dei successi di Berlusconi

di

Davide Rossi

http://www.aurorarivista.it/articolo.php?cat=memoriatt&id=155_banca_rasini__a

 

La Banca Rasini era una piccola banca milanese, nata negli anni cinquanta, ed inglobata nella Banca Popolare di Lodi nel 1992. Il motivo principale della sua fama è che tra i suoi clienti principali si annoverano i criminali mafiosi Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano e con loro Silvio Berlusconi, il cui padre Luigi Berlusconi era bancario della Rasini. Le dichiarazioni di Michele Sindona sulla banca Rasini la fanno citare più volte da Nick Tosches, un giornalista del New York Times, nel suo libro i misteri di Sindona, e l’hanno resa nota tra gli studiosi internazionali che si occupano della storia della mafia italiana. La “Banca Rasini SAS di Rasini, Ressi & C.” aveva un capitale iniziale di 100 miliardi di lire. Sin dalle sue origini la banca è un punto di incontro di capitali lombardi (principalmente quelli della nobile famiglia milanese dei Rasini, proprietaria del feudo di Buccinasco) e palermitani (quelli provenienti da Giuseppe Azzaretto, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia). Nel 1970 Dario Azzaretto, figlio di Giuseppe, diviene socio della banca. Sempre nel 1970, il procuratore pro tempore della banca Luigi Berlusconi (padre di Silvio Berlusconi) ratifica un’operazione destinata ad avere un peso nella storia della Rasini: la banca acquisisce una quota della bretone Anstalt, una società di Nassau legata alla cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano nomi destinati a divenire famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Nel 1973 la banca Rasini diviene una SPA., e il controllo passa dai Rasini agli Azzaretto. Nel 1974 nonostante l’ottima situazione finanziaria della banca Rasini, che nell’ultimo anno aveva guadagnato oltre un quarto del suo capitale, Carlo Rasini lascia la banca fondata dalla famiglia, dimettendosi anche dal ruolo di consigliere. Secondo gli analisti, le ragioni delle dimissioni di Carlo Rasini sono da cercarsi nella sua mancanza di fiducia verso il resto del consiglio di amministrazione, e degli Azzaretto in particolare.  Sempre nel 1974, Antonio Vecchione diviene direttore generale, ed in soli dieci anni il valore della banca esplode, passando dal miliardo di lire nel 1974 al valore stimato di circa 40 miliardi di lire nel 1984. Il 15 febbraio 1983 la banca Rasini sale agli onori della cronaca, per via dell’operazione San Valentino. La polizia milanese effettua una retata contro gli esponenti di cosa nostra a Milano, e tra gli arresti figurano numerosi clienti della banca Rasini. Si scopre che trai i correntisti miliardari della Rasini vi sono Totò Riina e Bernardo Provenzano. Anche il direttore Vecchione e parte dei vertici della banca vengono processati e condannati, in quanto emerge il ruolo della banca Rasini come strumento per il riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata. Nel 1992 la banca Rasini viene inglobata nella Banca Popolare di Lodi, ma è solo nel 1998 che la procura di Palermo mette sotto sequestro tutti gli archivi della banca. I giudici di Palermo, anche in seguito delle rivelazioni di Michele Sindona e degli altri pentiti, indicano la stessa banca Rasini come coinvolta nel riciclaggio di denaro provenienza mafiosa. Tra i correntisti della banca figurava anche Vittorio Mangano, il mafioso che lavorava nella villa di Silvio Berlusconi dal 1973 al 1975. Le indagini successive alla retata dell’operazione San Valentino dimostrano ampiamente il ruolo della banca Rasini nel riciclaggio dei soldi della mafia ed i contatti dell’istituto coi più alti vertici mafiosi. Il commissario di polizia Calogero Germanà ha ipotizzato che l’istituto, al pari della Banca Sicula di Trapani, fosse uno dei centri per il riciclaggio del denaro sporco di Cosa Nostra. Il padre di Silvio Berlusconi, Luigi Berlusconi fu prima un impiegato alla Rasini, quindi procuratore con diritto di firma, ed infine assunse un ruolo direttivo all’interno della stessa. La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori di Silvio Berlusconi all’inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e suo fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini, cosi come numerose società svizzere possedevano parte della Edilnord, la prima compagnia edile con cui Silvio Berlusconi ha iniziato a costruire la sua fortuna. La banca Rasini risulta anche nelle liste di banche ed istituiti di credito che hanno gestito il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, a partire dal 1978. Il giornale inglese “The Economist” cita ripetutamente la banca Rasini nel suo reportage su Silvio Berlusconi, sottolineando come, ad avviso dei recensori del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni illecite per mezzo della banca. È stato infatti accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca ventitre holding come negozi di parrucchiere ed estetista. Anche per fare chiarezza su questi fatti nel 1998 l’archivio della banca è stato nuovamente messo sotto sequestro.

 

 

a vera biografia di Silvio Berlusconi

Tutto ciò che c’è da sapere su Silvio Berlusconi e che non è mai stato detto

http://www.terzoocchio.org/documenti/biografia_berlusconi/

1936 Nasce a Milano il 29 settembre, primo di tre figli (due maschi e una femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga. 1954. Prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s’iscrive all’Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali, suona il basso e canta nella band dell’amico d’infanzia Fedele Confalonieri (anche sulle navi da crociera). 1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni. 1961. Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano: tesi sugli aspetti giuridici del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni messa in palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare. E si dà all’edilizia, acquistando un terreno in via Alciati, grazie alla garanzia fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura anche un socio, il costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi. 1963. Fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria luganese Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag).

Nel 1964 apre un cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti.
Nel 1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a vendere nemmeno un appartamento. Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo di previdenza dei dirigenti commerciali.
1965. Sposa Carla Elvira Dall’Oglio, genovese, che gli darà due figli: Maria Elvira (1966) e Piersilvio (1969).
1968. Nasce l’Edilnord 2, acquistando terreni a Segrate, dove sorgerà Milano 2.
1969. Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
1973. Fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding (amministrata dal finanziere Ercole Doninelli).

Acquista ad Arcore, grazie ai buoni uffici dell’amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell’unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce l’Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università, Marcello Dell’Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all’etere col nome di Canale 5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell’Utri come “fattore”, cioè come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore soltanto un anno e mezzo – due anni più tardi, in seguito a due arresti e a un’inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite della villa amico di Berlusconi.

1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest. 1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota dell’editrice de Il Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli. 1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt’oggi la provenienza.

Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e della sua ascesa al governo.

1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta “Propaganda 2” (P2) del maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti di politica economica, al “Corriere della Sera”, controllato dalla P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto “eversiva”, con un provvedimento del governo Spadolini. 1980. Berlusconi fonda, con Marcello Dell’Utri, Publitalia 80, la concessionaria pubblicitarie per le reti tv.

Conosce l’attrice Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di Milano senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un’ala segreta della sede Fininvest in Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Padrino di battesimo, Bettino Craxi.
1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo scandalo che travolge il governo, l’esercito, i servizi segreti e il mondo del giornalismo.

1982. Berlusconi acquista l’emittente televisiva Italia 1 dall’editore Edilio Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l’emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è titolare di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza diretta con la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che consentono le trasmissioni illegali di programmi in “interconnessione”, cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale.

Craxi vara un decreto urgente (il primo “decreto Berlusconi”) per legalizzare la situazione illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo “decreto Berlusconi”), minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio ’85 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la questione di fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell’Oglio e ufficializza il legame con Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni degli sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.

1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988 vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l’operazione La Cinq in Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a cacciarlo dal suolo francese, definendolo “venditore di minestre”.
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema radiotelevisivo. Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la Standa. La legge verrà approvata nel 1990.

1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi.

1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e Mondadori, dovendo soltanto “spogliarsi” de Il Giornale (che viene girato nel ’90 al fratello Paolo).

1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia, vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto d’interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e (raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.

2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e torna alla presidenza del Consiglio.

BERLUSCONI E I SUOI MISTERI
La vita e la carriera dell’imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi neri e di domande senza risposta. Piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti.

1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che finanziano l’operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell’omonima banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l’avvocato d’affari Renzo Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la “Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag”, di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato enormi capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel momento, non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.

2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita, da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele Sindona (bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda quali siano le banche usate dalla mafia: “In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in piazza Mercanti”. Cioè la Rasini, dove – ripetiamo – Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino a diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio, Salvatore Enea, Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora come fattore nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.

3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c’è sua cugina Lidia Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un’altra misteriosa finanziaria luganese, la “Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzentren Ag” (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce nel nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel 1975 per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della Fininvest.
Intanto nascono decine di società intestate a parenti e figuranti, controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha ricostruito Giuseppe Fiori nel libro “Il venditore” (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: “Cofigen Sa” di Lugano (legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e all’Opus Dei) e “Eti A.G.Holding” di Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema destra, Ercole Doninelli, proprietario di un’altra società, la Fi.Mo, più volte inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).

4) Nel 1974 nasce la “Immobiliare San Martino”, amministrata da Marcello Dell’Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e prestanome, “figlieranno” una miriade di società legate a Berlusconi e ai suoi cari: a cominciare dalle 34 “Holding Italiana” che controllano il gruppo Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il 1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni “mascherati”, dei quali tuttoggi “si ignora la provenienza”. La Procura di Palermo sostiene che sono i capitali mafiosi “investiti” nel Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l'”anomalia” e l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.

5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da un pro-tutore, l’avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi, figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell’epoca: un prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di alcune società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una carrettate di carta. A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro “Gli affari del presidente”, che raccontava l’imbarazzante transazione.

6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell’Utri, ingaggia come fattore (ma recentemente Dell’Utri l’ha promosso “amministratore della villa”) il noto criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio Mangano. Il quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di aver organizzato il sequestro di Luigi d’Angerio principe di Sant’Agata, che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi, Dell’Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà condannato persino per narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino) e, nel 1998, all’ergastolo per omicidio e mafia.

7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della “Servizio Italia” di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il “Corriere della Sera” diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani.

8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia per un “un semplice consulente esterno” addetto “alla progettazione di Milano 2”. In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l’ispezione, sebbene abbiano riscontrato più di un’anomalia nei rapporti con i misteriosi soci svizzeri. Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la Fininvest come avvocato d’affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan, e così via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell’inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia e condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia P2.

9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i telefoni di Berlusconi nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, redige un rapporto investigativo in cui si legge: “E’ stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque all’estero. Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio mandato ai professionisti della zona”. Per otto anni l’indagine, seguita inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all’Ufficio istruzione, da anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello Dell’Utri) langue, praticamente dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese Anna Cappelli archivierà tutto.

10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa di applicare le norme che regolano l’emittenza televisiva e che il Cavaliere ha deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su tutto il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato, non si può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici, poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan “Vietato vietare”, opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam (“decreto Berlusconi”) che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare. Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non ci sta. E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. Due dei tre pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi, agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge. Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche “legge-Polaroid” per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.

Biografia tratta da “Berlusconi” di Marco Travaglio e Peter Gomez distribuito da Gianni Vattimo

Le ombre: Cosa nostra, tangenti e leggi ad personam

Gianni Barbacetto placa il fragore che circonda ogni atto della storia umana, imprenditoriale e politica di Berlusconi, e una dopo l’altra ripercorre ordinatamente, accanto alle vicende note, quelle sconosciute, dimenticate, sottovalutate, e talvolta oscure, che lo hanno visto protagonista. L’origine dei suoi primi milioni. I presunti rapporti con gli uomini di Cosa nostra. Le vere ragioni della sua “discesa in campo”. L’episodio della tangente che, se fosse stata scoperta nel 1993 dai magistrati di Mani pulite, avrebbe probabilmente cambiato corso al suo destino e a quello del Paese. Tutte le leggi ad personam e gli stratagemmi che gli hanno permesso di uscire (quasi) indenne dai processi. La televisione, quella di Beautiful e del Drive In, la ricchezza esibita e il culto dell’eterna giovinezza, del potere e del successo a ogni costo. Ripercorrere la storia di Berlusconi significa anche raccontare l’evoluzione del costume italiano degli ultimi cinquant’anni. E dotarsi di qualche strumento in più per riconoscere il berlusconismo che alberga più o meno latente in molti di noi.

Tag43.it pubblica un estratto del libro di Gianni Barbacetto Una storia italiana, edito da Chiarelettere.

Silvio Berlusconi e gli opachi capitali degli inizi, estratto di Una storia italiana di Gianni BarbacettoUna storia italiana, il libro di Gianni Barbacetto.

Messo a segno il primo colpo, con la nascita dei Cantieri Riuniti Milanesi, Berlusconi non si ferma più. Si mette in proprio e tra il 1964 e il 1969 costruisce un intero quartiere residenziale a Brugherio, nell’hinterland milanese. Tra il 1969 e il 1979 edifica Milano 2, una citta satellite nel comune di Segrate. Pubblicizza gli appartamenti in vendita con lo slogan Il silenzio non ha prezzo, che considerando le sue amicizie siciliane poi farà sorridere, o inquietare. Tra il 1979 e il 1990 realizza, a Basiglio, Milano 3, costruisce a Lacchiarella il grande centro commerciale Il Girasole e progetta il villaggio residenziale Costa Turchese, a sud di Olbia, in Sardegna. E ormai un immobiliarista di successo, un grande costruttore.

È bravo? Bravissimo. Ottiene in pochi anni risultati straordinari. Alla base del suo successo ci sono due capacità: quella di ottenere rapidamente i permessi pubblici per poter costruire e quella di trovare i soldi per finanziare i suoi progetti. […] Per realizzare Milano 2, il 29 settembre 1968 (giorno del suo trentaduesimo compleanno) Silvio Berlusconi fonda una seconda Edilnord, la società Edilnord Centri Residenziali Sas di Lidia Borsani e C. Ma, anche questa volta, Berlusconi non compare.

Chi è Lidia Borsani? È una giovane cugina di Silvio che diventa socia accomandataria; accomandante, cioè vera proprietaria, anche in questo caso e una finanziaria svizzera, l’Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzzentren Ag di Lugano, che fornisce il capitale ed e sempre rappresentata dall’avvocato Rezzonico.

È a capitale svizzero anche la società di costruzioni Italcantieri Srl, fondata nel 1973 da due fiduciarie ticinesi, la Cofigen Sa (rappresentata da un giovane praticante notaio dietro cui c’è il finanziere svizzero Tito Tettamanti) e la Eti Ag Holding (rappresentata da una casalinga di nome Elda Brovelli). La Italcantieri viene comprata da Berlusconi in due tranche, nel luglio del 1975 e nel novembre del 1976. Suo amministratore unico e Luigi Foscale, padre di Giancarlo Foscale e zio di Berlusconi.

 

 

Berlusconi sulla giustizia (Videocassetta mandata ai tg)

 

 

"In una democrazia liberale nessuno è al di sopra della legge, e dunque le sentenze si rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli imputati. In una democrazia liberale i giudici applicano la legge, non fanno politica e non fanno 'resistenza, resistenza, resistenza' a chi è stato scelto dagli elettori per governare. In una democrazia liberale la magistratura liberale non si giudica da sè e non si autoassolve in ogni sede disciplinare, penale e civile così come avviene oggi in Italia. In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo, perchè la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono al riparo dal rischio della persecuzione politica per via giudiziaria. Succede così nel mondo, ma non nel nostro Paese".

 

 

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"In Italia - prosegue Berlusconi - le correnti politicizzate della magistratura, giusto dieci anni fa, imposero a un Parlamento intimidito e condizionato, un cambiamento della Costituzione del 1948 che ha messo nelle loro mani il potere di decidere al posto degli elettori. E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel 1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra, governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione molti anni dopo. Questa situazione va corretta per il bene del Paese e delle sue istituzioni".

 

 

"Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta - continua Berlusconi - non di chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga, ha soltanto il compito di applicare la legge. In una democrazia liberale gli imputati fanno il loro dovere, esercitando il diritto alla difesa, e contrastano la pretesa della pubblica accusa di aver provato la loro colpevolezza".

 

 

"E' - aggiunge il premier - ciò che ho fatto fino ad ora, con successo, di fronte ad una inaudita catena di inchieste giudiziarie segnate dal più ostile e prevenuto accanimento. Dal momento della mia discesa in campo nell'attività politica contro di me e contro i dirigenti del gruppo imprenditoriale che mi onoro di aver fondato sono stati avviati 87 procedimenti penali, sono state celebrate ad oggi 1.561 udienze processuali, sono state effettuate 470 visite della Polizia giudiziaria e della Guardia di Finanza, sono stati asportati ed esaminati documenti aziendali per oltre un milione di pagine, sono stati passati ai raggi X oltre 270 conti correnti e depositi presso oltre 50 banche in Italia e all'estero. Di fronte a questa incredibile persecuzione giudiziaria io continuerò a difendermi come ho fatto sinora nella certezza, limpida, orgogliosa e serena, di non aver commesso reati contro la legge e contro la morale pubblica".

 

 

"C'è tuttavia qualcosa - continua il premier - che non appartiene all'imputato Berlusconi e nemmeno al presidente del Consiglio Berlusconi: questo qualcosa è il mandato degli elettori a governare nell'interesse della sicurezza e della libertà degli italiani, il mandato a cambiare il Paese attraverso la realizzazione del programma di riforme e di libertà civili approvato dai cittadini con il loro voto".

 

 

"Oggi sono in gioco - afferma Berlusconi - i principi della Costituzione e della divisione dei poteri, è in gioco il funzionamento delle istituzioni che hanno garantito al Paese una sana alternanza di forze diverse alla guida dello Stato, è in gioco la collocazione ferma del nostro Paese nella coalizione mondiale per le libertà e contro il terrorismo, è in gioco una giustizia davvero eguale per tutti e davvero amministrata in nome del popolo italiano e non in nome e per conto di una parte politica".

 

 

"Per queste ragioni - conclude Berlusconi - farò fino in fondo, fino in fondo, il mio dovere di presidente del Consiglio dei ministri senza tradire mai il mandato dei miei elettori perché è su quel mandato che si fondano la convivenza civile dei cittadini e l'immagine dell'Italia nel mondo. E ora, come sempre, al lavoro".

 

 

 

Ampi stralci dell’intervento che Silvio Berlusconi ha reso ieri al tribunale di Milano – da “Libero”

 

«Grazie presidente, anche da parte mia, naturalmente, buongiorno. Sono qui appunto per continuare quelle dichiarazioni che avevo già iniziato l'altra volta e che a mio parere non potranno essere esaurite nell'udienza di oggi, essendo la materia molto estesa e, credo, essendo questo processo molto importante. La giustizia è uguale per tutti i cittadini, ma questo cittadino è forse un po' più uguale degli altri, visto che il cinquanta per cento degli italiani gli ha conferito la responsabilità di governare il Paese e visto quindi che molti italiani hanno il diritto di sapere se questo cittadino ha commesso qualcosa di illegittimo o anche soltanto di immorale, e quindi è interesse del cittadino Berlusconi di poter chiarire ogni situazione che riguardi le vicende di cui sono imputato e affinché su di lui non resti neppure l'ombra di un sospetto.

 

 

(Gif a cura di Giuseppe De Lucia)

 

 

La querelle sul legittimo impedimento :

“Inizio, presidente, con un accenno alla querelle che si è verificata nella passata udienza dell'11 di giugno, in cui fu ritenuto non doversi accogliere la impossibilità che era stata da me dichiarata circa la mia presenza in quest'aula;

(…) io ho accettato di venire in questa sede, ma devo dire che le difficoltà sono tante. Non ci sono, per un presidente del Consiglio soltanto gli impegni previsti dalla Carta Costituzionale e legati al fatto di un incontro e da considerarsi soltanto per il numero di ore che vengono dedicate a quest'incontro con un Capo di Stato straniero, ma c'è tutta la preparazione dell'incontro, c'è tutto il seguito dell'incontro, le relazioni che di quest'incontro si devono dare agli altri Capi di Stato con i quali si è concordata quest'iniziativa; e c'è tutto ciò che grava, normalmente, per l'ordinaria e la straordinaria amministrazione sulle spalle di un presidente del Consiglio (…): ci sono cioè delle impossibilità vere, per cui ritenere, potere intervenire nell'ambito del giudizio del presidente del Consiglio per decidere che cosa possa essere accettato come suo impedimento o che cosa possa non essere accettato significa volersi sovrapporre alla presidenza del Consiglio per indicare quali sono le modalità con cui lo stesso presidente del Consiglio deve governare il Paese. Questo credo che sia francamente, presidente, inaccettabile.

 

La tangente e il contratto Sme

L'altra volta io fui qui, e resi una lunga dichiarazione costellata di fatti, di cifre, di nomi (…), quelle mie dichiarazioni hanno provocato tutta una serie di dichiarazioni spontanee, sono arrivate anche delle lettere che verranno depositate in atti; ne ho qui alcune, una è di un personaggio che allora rivestiva una carica importante, capo dell'ufficio Legislativo del ministero delle Partecipazioni statali, il quale scrive: l'accordo concluso dal presidente Prodi con l'ingegner De Benedetti non rispettava le procedure previste dalla normativa relativa al settore delle partecipazioni statali (…), il presidente Prodi non aveva i poteri necessari per impegnare l'Iri, anche sulla base del solo statuto dell'ente (…). Inoltre, (fu redatta dalla commissione interna del ministero, ndr) una relazione nella quale si esprimeva parere contrario alla procedura seguita nella vendita: in particolare veniva sottolineata l'anomalia rappresentata dal fatto che venivano praticate condizioni di particolare favore all'ingegner De Benedetti per perfezionare la cessione del pacchetto azionario, senza che vi fosse stato un preventivo invito ad offrire al pubblico e senza avere informato preventivamente l'autorità di governo. In sintesi, più che una vendita, sembrava una svendita. L'articolo (pubblicato nel maggio 2003 dalla rivista 'Critica sociale' e citato da Berlusconi, ndr) fa riferimento anche a un fatto che io avevo allora appreso da Craxi: l'ingegner De Benedetti aveva erogato alla Dc una robusta dazione di denaro, probabilmente per la campagna elettorale del 1983, e pertanto reputava di aver ottenuto il titolo per comprare un'impresa pubblica al modo con cui Totò pensava di poter comperare brevi mano il Colosseo. Divenne perciò furibondo con chi glielo aveva, secondo lui, impedito, mentre era la legge che glielo impediva. Quanto sopra, per mio dovere di verità, Francesco Forte.

 

 

(Carletto De Bendetti)

 

 

(...) Incredibile ma vero: il contratto di vendita dall'Iri alla Buitoni della Sme è stato redatto in due incontri, come ha anche dichiarato l'ingegner De Benedetti ed è, di fatto, di quattro paginette. Quattro pagine, nemmeno tutte complete (...), per la vendita della maggioranza del più grande gruppo alimentare italiano. (…) a questo io voglio aggiungere anche una risposta che De Benedetti si merita per la menzogna che lui ha detto su di me, sul mio conto, utilizzando fra l'altro, per avere una cassa di risonanza europea, il giornale francese "Le Monde", dicendo che io mi sarei interessato a questa vicenda non per, come ho dichiarato, spirito di servizio e di indignazione (…), ma perché avrei avuto in cambio la promessa di un intervento regolamentare favorevole sulle mie televisioni. Anche qui i fatti smentiscono completamente l'ingegner De Benedetti: l'intervento del governo Craxi era stato molto antecedente a quella data, l'intervento definitivo di regolamentazione delle televisioni, la legge Mammì, avvenne molto tempo dopo, cinque anni dopo, iniziò sotto il governo De Mita e si concluse in parlamento sotto il governo Andreotti. Vorrei aggiungere altre cose sull'abitudine a dire la verità dell'ingegner De Benedetti, ma la mia posizione istituzionale mi consiglia di astenermi.

 

Quintali, tonnellate di fango

(…) Credo che per accertare definitivamente la verità la Corte non possa esimersi dal chiamare qui tutti i quindici giudici che decisero sulle cause intentate da De Benedetti all'Iri (…), io credo che questo sia importante e che, attraverso questa escussione di testimoni, si possa veramente arrivare a chiedersi, come io mi sono chiesto tante volte, come possa essere nato questo processo. Lo dissi già al gup Rossato, gli dissi allora, in un mio intervento di alcuni anni fa, quale prova esiste, quale indizio, quale accusa, quale testimonianza? Non c'è nulla: c'è soltanto la fervida fantasia di chi ha inventato questo teorema. Non c'è nulla, non ho ritrovato nulla, mi domando ancora come possano spendersi soldi dei cittadini italiani imbastendo un processo che è basato esclusivamente sulle delle invenzioni. Non c'è, ripeto, e lo voglio ripetere con forza, un indizio, una prova, un'accusa, una testimonianza, un documento, e non c'è la motivazione. Quindi, davvero, mi domando come si possano portare avanti dei procedimenti in questo modo, anche esponendo chi entra nel procedimento a delle immagini negative, che diventano quintali, tonnellate di fango che per sette anni mi vengono scaricate addosso dai giornali, dalle televisioni, in Italia, all'estero, quando anche questo qualcuno ha una responsabilità politica molto precisa.

 

 

 

La credibilità del teste Ariosto

C'è un secondo atto di imputazione che riguarda il fatto che, secondo l'accusa, ci sarebbe stata una situazione a Roma per cui il vice capo dell'ufficio Istruzione, diventato poi capo dell'ufficio Gip, cioè dei giudici delle indagini preliminari, il dottor Squillante, sarebbe stato a disposizione, ricevendo in cambio del danaro, per addomesticare, diciamo così, aggiustare dei processi. Dico subito che non sono stati trovati questi processi e che non c'era un solo, non solo il capo dei giudici Squillante, ma nessuno dei suoi collaboratori che aveva tra le mani un processo che potesse riguardare direttamente o indirettamente, personalmente o societariamente, la mia persona. Quindi - e questa è la conclusione a cui arriverò, ma guardando a come si è sviluppato questo problema - la partenza è data dalla dichiarazione della signora Ariosto (...). Vorrei spendere una parola su questo teste: non credo che ci sia nessuno che parlando due volte con la signora Ariosto non possa capire chi ha di fronte.La signora Ariosto ha mentito su tutto, non c'è una sola circostanza delle sue denunce che sia stata successivamente confermata come veritiera. Mente abitudinariamente sulla sua situazione personale - la si è presentata come la "contessina Ariosto", è figlia di una casalinga e di un impiegato statale che lavora al ministero della Difesa; mente presentandosi come vedova di un pilota di alto lignaggio precipitato in Africa - il marito, che avrebbe dovuto essere un pilota di alto lignaggio, ha dato una dichiarazione in cui dice "no, io non sono mai stato pilota, non sono mai precipitato, perché sono ancora qui, e, naturalmente, faccio l'impiegato: sì, è vero, dopo avere lasciato la signora Ariosto, perché il matrimonio è andato a pezzi, io sono anche andato in Africa". E quindi viene fuori una tecnica, che è la tecnica propria dei mitomani, per cui si prende un particolare concreto e lo si veste di situazioni diverse, ma che rendono ciò che si espone degno di qualche credibilità.

 

(…) Ho detto prima facendo un paragone un po' osè: qua non c'è il morto e cioè non ci sono i processi da aggiustare; non c'è l'arma del delitto perché su Efibanca non esisteva nessun conto; non ci sono situazioni logiche che si possano pensare tese a fini corruttivi, perché sarebbe da pazzi pensare che un'azienda importante e manager qualificati potessero operare con tanta leggerezza; e non c'è la motivazione, non c'è una mia motivazione ad aggiustare qualunque tipo di processi perché non c'erano processi che erano affidati agli uffici penali del giudice delle indagini preliminari che mi riguardassero.

 

(…) Tutto questo non risulta nel fascicolo degli atti. Si dice che sia in un fascicolo che ormai è diventato famoso, il 9520, si domanda da parte dei miei avvocati di poterlo aprire, la Procura oppone una resistenza dicendo: "No, segreto istruttorio". (...) se c'è un processo contro Silvio Berlusconi, i suoi difensori devono potere avere accesso alle carte e vedere, perché quelle prove che sono fondamentali, basilari per dimostrare l'estraneità al processo di Silvio Berlusconi, sono mantenute in un fascicolo e non vengono portate alla conoscenza della difesa e alla conoscenza della Corte (…).

Io, presidente, avrei ancora tantissimo da dire (...), ma la responsabilità istituzionale mi metterà nella situazione di dover collaborare per esempio con il presidente dell'Iri (Prodi, ndr). Io ho cercato nella prima mia venuta qui di non pronunciarne il nome, malgrado la mia volontà di non tirarlo in campo in questa vicenda, ma io col presidente della Commissione collaboro praticamente tutti i giorni. Avrò con lui uno scambio di attività in 6 mesi in cui avrò la responsabilità di guidare il Consiglio Europeo e quindi ho cercato fino all'ultimo di non farlo.

(...) La mia richiesta, e concludo, è quella che siano ascoltati i testimoni che sono emersi e che si sono spontaneamente fatti vivi».

 

 

Dagospia.com 18 Giugno 2003

 

 

 

 

5/9/03

 

 

 

Sconcerto per le dichiarazioni del Cavaliere a due giornalisti inglesi. Casini su Telekom Serbia: stima al capo dello Stato

 

 

Berlusconi attacca i giudici, Ciampi li difende

 

Intervista del premier scatena la bufera: «Magistrati mentalmente disturbati». «Montanelli e Biagi invidiosi di me» Il Quirinale esprime piena fiducia alle toghe, insorgono Csm e opposizione. Palazzo Chigi precisa: solo un paradosso

 

 

E’ di nuovo scontro tra Silvio Berlusconi e i giudici. A scatenare la polemica è una intervista a due giornalisti inglesi in cui il premier sostiene che «per fare i giudici bisogna essere disturbati mentalmente». Il presidente della Repubblica interviene in difesa della magistratura. L’intervista. «Per fare quel lavoro devi avere turbe psichiche, essere antropologicamente diverso dal resto della razza umana». Così si esprime il presidente del Consiglio a proposito dei magistrati. Anche i giornalisti finiscono nel mirino del leader di Forza Italia: «Biagi e Montanelli? Invidiosi di me».

Le reazioni. Se il portavoce di Palazzo Chigi cerca di smorzare («E’ solo un paradosso»), l’Associazione dei magistrati reagisce duramente e il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, commenta: «Parole inammissibili».

Il Quirinale. Anche dalla presidenza della Repubblica arriva uno stop alle parole di Berlusconi: «Gli italiani guardano alla magistratura con piena fiducia». La polemica sul caso Telekom Serbia: interviene infatti Pier Ferdinando Casini: «Tutti conoscono la mia stima per il capo dello Stato».

 

 

 

 

OLTRE IL LIMITE

 

di FRANCESCO MERLO

 

 

Troppe volte ci capita di pensare che Berlusconi faccia la satira di se stesso e si autoriduca a macchietta. Almeno due volte la settimana infatti si caricaturizza da solo con involontarie autodenigrazioni. Se continua così, in mancanza di riforme, di grandi opere, di efficienti scuole di Stato, di rilancio dell'economia, di sport e di talento, presto di lui potrebbe restare, come materia di studio e di pietas , solo un modello di autoannichilimento. Insomma sta accadendo quel che Montanelli aveva preannunciato sul Corriere : Berlusconi si sta consumando e sbriciolando da sé. Ecco perché, nel giorno in cui Berlusconi ha detto che i giudici sono matti e ha aggiunto che Montanelli e Biagi sono stati sempre invidiosi di lui, la cosa che più ci manca è la risposta di Montanelli. Ci manca la sapienza di chi comprende che l'insulto insensato e l'ingiuria sguaiata nascondono sempre debolezza, malessere, inadeguatezza, forse tragedia.

Nessuno di noi conosce Berlusconi come lo conosceva Montanelli. Solo lui avrebbe capito, allarmato, da quale pozzo di disperazione affiori l'idea infantile che un re invidi un valletto, un gigante un nano, che un monumento della storia d'Italia, il quale aveva rifiutato anche il seggio di senatore a vita, abbia desiderato, fosse pure una volta, di indossare i tacchi e la pelata di un parvenu della politica.

E perché mai Enzo Biagi dovrebbe invidiare un improvvisatore del quale non si possono invidiare né la cultura né l'intelligenza né l'eleganza ma solo il danaro, problematicamente accumulato? Secondo noi, Montanelli oggi non rimprovererebbe a Berlusconi neppure il cattivo gusto di avere insultato un morto. Berlusconi infatti - ci perdonino tutti i suoi forsennati detrattori che tanto gli somigliano - sicuramente non è una iena, ma un visionario, la cui originaria naïveté e la cui proverbiale leggerezza stanno degradandosi in grottesco, come il trucco sfatto sul viso di un clown. Dunque Berlusconi attacca il morto perché lo vede vivo, lo teme vivo e, di nuovo, confonde la libertà di giudizio con l'invidia.

Anche l'idea che i giudici siano matti, oltre che un'ossessione da imputato, è un autogol da imputato. Il giudice matto non esiste, e la convinzione che ci sia una tabe psichica che motivi i dottori in Legge verso la magistratura non è buona neppure per la letteratura da «scemeggiato» tv. Si conoscono infatti giudici corrotti, moralmente o politicamente, giudici eroi, giudici per bene, giudici quaquaraquà, ma il giudice pazzo è una categoria solo berlusconiana, come appunto l'invidia di Biagi e Montanelli; è una categoria che rimanda ad altro, che significa altro.

Significa che per Berlusconi il Diritto frequenta, o meglio - viste le precisazioni del disperato portavoce Bonaiuti - costeggia la follia.

Una persona che informa la sua vita al rispetto del Diritto non è normale, come pensa di essere Berlusconi, ma folle o quanto meno maniaco, come non pensa di essere Berlusconi. La legge è fatta per essere amministrata da dissennati e gli italiani che si fidano dei giudici pazzi sono poveri idioti.

Come si vede, siamo oltre la satira più impietosa. Nessuna Sabina Guzzanti sarebbe arrivata a tanto. C'è una tale assenza di misura da spingerci non all'indignazione ma alla commiserazione, la stessa provata per Robert De Niro che, pugile per forza, dopo l'incontro si finisce dissanguandosi nelle toilettes. 

 

La nuova sfida di Berlusconi: i giudici sono matti

 

«Per fare quel lavoro devi essere diverso dal resto della razza umana». Il portavoce di Palazzo Chigi: solo un paradosso

 

 

DAL NOSTRO INVIATO

PORTO ROTONDO (Sassari) - Per fare i giudici bisogna essere «disturbati mentalmente». Silvio Berlusconi lo ha detto a due giornalisti inglesi, due professionisti considerati «amici» da Palazzo Chigi, orientamento conservatore, ospiti nella villa del capo del governo in Costa Smeralda. E i due, che non nascondono di credere ciecamente nelle «capacità rivoluzionarie» del premier, lo hanno scritto. Integralmente: «Questi giudici - parole del presidente del Consiglio - sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi avere turbe psichiche, essere antropologicamente diverso dal resto della razza umana».

Il caso politico del giorno monta a metà mattinata. Le agenzie rilanciano i contenuti di una lunga intervista-conversazione che Berlusconi ha rilasciato a Boris Johnson, direttore dell’inglese The Spectator e Nicholas Farrell, editorialista de La Voce di Rimini . Le dichiarazioni sui magistrati corredano il giudizio del premier sul processo contro Andreotti: «Hanno creato questa menzogna - è convinto Berlusconi - per dimostrare che la Democrazia Cristiana, che è stata per 50 anni il partito più importante nella nostra storia, non era un partito etico, ma un partito vicino alla criminalità». Subito dopo le parole sulla follia dei giudici.

Dichiarazioni che producono l’ennesimo caso politico e istituzionale, che suscitano reazioni durissime da parte dell’Ulivo e della magistratura associata, che inducono a intervenire prima il presidente del Csm, Virginio Rognoni, poi anche il Quirinale. Non riesce nell’intento la precisazione pomeridiana di Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi: «Una chiacchierata estiva con un amico del partito conservatore inglese, la differenza di lingua e una evidente coloritura giornalistica hanno trasformato una battuta sul filo del paradosso, relativa a singoli personaggi, in una considerazione di ordine generale su un’intera categoria. Cosa che evidentemente non era e non è».

Non lo avevano capito i due giornalisti britannici, non è convinto nemmeno Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia: «Che bello avere finalmente un leader politico - dichiara - che se ne infischia del politicamente corretto e ha il coraggio di dire le stesse cose che pensa la maggioranza degli italiani».

Il resto dell’intervista ricalca quasi interamente ragionamenti che il premier ha già fatto in diverse occasioni. Berlusconi, che oggi in Sardegna vedrà il premier spagnolo Aznar e quello francese Raffarin, rintraccia tre anomalie nella democrazia italiana: «Un’opposizione che non è del tutto democratica perché fatta di ex comunisti ed ex protagonisti del partito comunista italiano che era stalinista in origine. Una magistratura estremamente politicizzata. Una enorme disinformazione da parte della stampa, all’80% schierata a sinistra». E sempre sulla sinistra ex comunista: dopo la caduta del Muro di Berlino nessuno fu processato per i crimini dei regimi filosovietici o l’appoggio dato perché «fecero infiltrare i loro uomini in tutti i punti nodali dello Stato, e cioè le scuole, i giornali, le stazioni tv, la magistratura, nel sistema nervoso centrale dello stato. Invece di essere processati, usarono le loro infiltrazioni non per essere processati, ma per portare in tribunale tutti gli altri partiti a cui la storia aveva dato ragione».

Altre considerazioni: «Non ho mai - spiega il presidente del Consiglio - guadagnato un soldo nella mia vita dalla politica. Ho messo i miei soldi nella politica, sì, per finanziare Forza Italia. Non oso telefonare al mio gruppo perché un solo operatore telefonico potrebbe dire "Berlusconi sta chiamando". E per il conflitto di interessi è tutto il contrario, perché ho dovuto vendere tutto il mio sistema di grandi negozi in quanto i comunisti non volevano comprare da me e avevano una strategia "BB", boicotta Berlusconi». Ancora sui giornalisti, in particolare su Biagi e Montanelli: mi hanno attaccato «mossi da gelosia, non riesco a trovare altra spiegazione, erano più anziani di me e credevano di essere loro quelli importanti nel nostro rapporto. Poi il rapporto si è capovolto e io sono diventato ciò che loro stessi volevano essere».

Infine sulla guerra in Iraq, per confermare i dubbi sulla necessità del conflitto, «ma quando un nostro fratello si lancia in un affare, beh è mio fratello e lo appoggio, anche se non al punto di pagare le sue perdite. E io ho fatto lo stesso con gli Stati Uniti».

 

Marco Galluzzo 

 

 

 

LE PAROLE E LO STILE DEL PREMIER

LINGUAGGIO Apolitico
La provenienza di Berlusconi dal mondo dell’impresa privata, secondo gli esperti, influenza il suo modo di porsi anche da premier. Evita certe ritualità da politico e tende a fare leva sulla diffidenza dei cittadini nei confronti dei politici
CARISMA
Leader
Secondo lo studioso statunitense Paul Kowert, Berlusconi appartiene alla categoria del «leader dominante», che punta tutto sul suo carisma personale e decide scavalcando spesso il suo staff

 

 

  

 

 

 DAL CORRIERE DELLA SERA

 

GIUDIZI SULLA PERSONALITA’

«Si crede onnipotente, non conosce mediazioni»

 

 

MILANO - Il sociologo Sabino Acquaviva lo considera un fenomeno da inquadrare «nel mutamento della gestione del potere», che trova la sua centralità «nella nuova scacchiera del consenso che comprende l’economia e i mezzi di informazione» e che produce un nuovo tipo di politico, più vicino alla gente comune e meno ingessato nei rituali. Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita , accomuna invece la sua «radicalità» a quella dei girotondini e il suo agire con «mandato in bianco» a Tony Blair. Aldo Carotenuto , docente di psicologia della personalità, vede nel suo caso un riflesso del potere che «fa perdere il contatto con la realtà». Tre modi per interpretare le ultime esternazioni di Silvio Berlusconi, ma anche per riconsiderare il rapporto tra il leader e le masse, tra la formazione del consenso e la gestione del potere. Il Secolo d’Italia l’ha definita una «gaffe»: Berlusconi, il «Grande comunicatore», «l’ha sparata grossa». Ma si è trattato solo di «una battuta infelice» o di una strategia di retorica politica? Per Acquaviva bisogna tenere conto innanzitutto della psicologia del Cavaliere: «E’ una persona che ha avuto a che fare in maniera sgradevole con i magistrati e si è sfogata. Poi c’è da considerare che Berlusconi tende alla battuta: le parole gli scappano, come è successo a Strasburgo». Ma c’è qualcosa di più: «Il premier viene dall’economia, che usa un linguaggio differente e non ha il senso del compromesso. E’ una nuova classe dirigente in ascesa».

Per il filosofo americano Walter Benjamin, aggiunge Acquaviva, «il veramente nuovo si vede dalla sobrietà del mattino». Non che in questo caso la sobrietà spicchi molto. «Ma siamo nel mattino di una nuova civiltà e gli antichi valori, come la sobrietà istituzionale, sono difficili da recuperare dopo un lavoro distruttivo durato trent’anni». Acquaviva non è contrario pregiudizialmente al nuovo sistema: «Guardiamo al Rinascimento: il passaggio dal sistema dei Comuni a quello delle Signorie è stato positivo o negativo? Se si usano gli strumenti antichi è stato negativo, ma forse non è corretto utilizzarli ancora».

De Rita la vede in maniera diversa: «Berlusconi tende ad affermare se stesso e non ragiona in termini di scambio, come invece fa Bossi, che è animale politico per eccellenza. Quando non c’è scambio, c’è solo una dimensione centrifuga: ovvero, l’ognuno per sé e Dio per tutti. Vale solo la radicalità della propria posizione».

Ma c’è anche una responsabilità dei cittadini: «Sono passivi, disappassionati. La nostra società non ha più voglia di dare deleghe: lo ha fatto per anni, affidando ai magistrati la lotta alla corruzione, a Mario Segni la nuova Italia, all’Ulivo l’entrata in Europa. Ora si è passati, come dice Baudrillard, dalla devoluzione alla devolizione, cioè al non volere. Si assegna un mandato in bianco e l’unico controllo, quello finale, è la delusione. L’impoverimento della delega crea inevitabilmente un nuovo tipo di politico».

Che Berlusconi interpreti il pensiero degli italiani, come sostiene Bondi, è tutto da verificare: «Cofferati ha portato tre milioni di persone in piazza con la parola d’ordine dei diritti. Se invece si lancia una sfida, ma poi non si fa scattare il meccanismo della mobilitazione, allora vuol dire che si teme il flop».

Per Carotenuto, invece, lo sfogo di Berlusconi è frutto della sua sensazione di «onnipotenza», causata dall’euforia per il potere, «vero cancro dell’umanità»: «Vede che solo i magistrati possono fermarlo. E, accusandoli di pazzia, si precostituisce un alibi. Ma le sue parole sono una proiezione di quello che è davvero. E rischiano di ritorcersi contro di lui».

 

Alessandro Trocino 

 

 

 

IL DOCENTE DI PSICOLOGIA

 

 

Lo studioso: è la ricetta Usa, fa l’uomo della strada

 

 

«I magistrati sono antropologicamente diversi dagli altri cittadini? Beh, in un certo senso è davvero così: come lavoro hanno scelto di mandare in galera le altre persone. Ma mister Berlusconi dovrebbe sapere che, in questo caso, anche gli uomini politici sono antropologicamente diversi: di mestiere fanno fare agli altri quello che hanno deciso loro». Il professor Paul Kowert, esperto di psicologia politica e docente universitario a Miami, autore di Groupthink or Deadlock («Cattive decisioni collegiali o paralisi», State University of New York Press ), studio sui processi decisionali dei presidenti Usa da Eisenhower a Reagan, non nasconde il suo divertimento. «Lo stile della leadership del primo ministro Berlusconi è indubbiamente ricco di spunti per uno studioso», spiega al Corriere .

Ma le analisi antropologiche del presidente del Consiglio hanno suscitato reazioni indignate.

«Ci sono leader - e questo non è certo il primo caso - che in un certo senso quasi si vantano di scavalcare le normali convenzioni del discorso politico, esprimendosi come l’uomo della strada. O meglio, come loro immaginano che si esprima un uomo della strada (non sempre è la stessa cosa, ma questo è un altro discorso). E’ comunque evidente che Berlusconi punta a far leva sulla diffidenza dei cittadini verso la politica: pur essendo da tempo capo del governo, tiene a conservare almeno i modi e l’immagine dell’ outsider . Negli Stati Uniti è una ricetta che funziona a meraviglia. E’ interessante vedere se si rivelerà vincente anche in Italia».

Qual è la sua impressione sulla personalità di Berlusconi come leader?

«In linea generale, mi sembra evidente che appartenga a quel genere di leader dalla forte personalità e che rischiano però di peccare di ostinazione: quelli cioè sempre alle prese con la tentazione di scavalcare i consigli - generalmente prudenti - del loro staff puntando tutto sul proprio carisma personale. E’ la figura del "leader dominante" (in genere sono più spesso conservatori che progressisti), che ha il vantaggio di poter fare con notevole facilità retromarcia in caso di bisogno. Ma questo tipo di leader ha il grosso problema di finire per consumare capitale politico molto rapidamente, trovandosi a volte davanti a un’opposizione difficile da dribblare. E, come se non bastasse, ad alleati sempre meno compatti».

Altri problemi tipici di un «leader dominante»?

«Quello di finire spesso per sentirsi dire sempre sì da chi gli sta intorno, isolato dai consiglieri che disapprovano il suo operato. Nel caso di Berlusconi poi l’aver svolto per tutta la vita un mestiere nel settore privato con grande successo alimenta la tendenza comune a tutti i leader dominanti, cioè utilizzare processi decisionali "chiusi". Questo tipo di leader è generalmente refrattario ad allargare la cerchia dei consulenti e a cercare input diversi - Ronald Reagan utilizzava processi chiusi, come fa oggi George W. Bush; Eisenhower e Clinton preferivano processi più aperti».

Qual è il rischio di chi utilizza invece processi decisionali «aperti»?

«Per loro stessa natura le consultazioni sempre più allargate rischiano di portare alla paralisi (troppe idee, troppi distinguo, troppi cuochi in cucina per così dire, vedi le incertezze di Clinton sulla Bosnia). Ma i processi chiusi preferiti dai "leader dominanti" (pochi consiglieri fidatissimi, struttura organizzativa piramidale molto accentuata) possono fare andare molto rapidamente in una direzione sbagliata. I leader dominanti, se vogliono avere successo, non devono essere traditi dal loro fiuto. Sono condannati ad avere molto spesso ragione, se non vogliono passare dei guai».

 

Matteo Persivale 

 

Silvio Berlusconi sta cercando di riemergere dal pozzo di ...

 

 

Silvio Berlusconi sta cercando di riemergere dal pozzo di critiche e ironie nel quale ieri era scivolato da solo. Con parole che non sono riuscite a velare l’irritazione, ha tentato di archiviare la gaffe dei giudizi sulla «pazzia» dei magistrati, regalati in Costa Smeralda a due giornalisti britannici. Soprattutto, alla fine si è provato a riempire il fossato che nelle ultime ventiquattr’ore lo ha separato pericolosamente da Carlo Azeglio Ciampi. Un gesto tardivo, seppure in qualche misura obbligato; ma certamente distensivo. D’altronde, il capo del governo rischiava un isolamento crescente. E non tanto per gli attacchi del centrosinistra, scontati nella loro virulenza antiberlusconiana. Da almeno ventiquattr’ore, in privato il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, gli suggeriva un gesto di pacificazione, se non di pentimento, verso il Quirinale e la magistratura. E intanto faceva scudo a Ciampi insieme con quello del Senato, Marcello Pera. I collaboratori di Palazzo Chigi non nascondevano l’allarme di fronte alle reazioni dei giudici. Ma soprattutto Berlusconi si è reso conto che non lo seguiva nemmeno un partito iperfedele come Alleanza nazionale.

«Una gaffe di Berlusconi sui giudici rianima il centrosinistra in difficoltà». Il titolo apparso ieri mattina sul Secolo d’Italia , organo di An, suonava bruciante. E la vignetta che lo accompagnava, col presidente del Consiglio alla guida di un’ambulanza diretta in manicomio mentre diceva «oggi sono in vena di pazzie», lasciava assai pochi dubbi. Così, nel tardo pomeriggio, da Portorotondo è arrivato il sospirato comunicato del premier. Non un «mea culpa», perché non conteneva scuse né ripensamenti. Si trattava di una puntigliosa, quasi rabbiosa precisazione. «Il rispetto per l’impegno della magistratura» ha dettato «non può essere messo in discussione, neppure in presenza di incontestabili comportamenti faziosi di singoli procuratori...».

Ma era la postilla su Ciampi la parte più rivelatrice. Berlusconi ha dato l’impressione di volerlo tirare a sé con un abbraccio brusco, perentorio. «Non esiste e non può esistere una difforme valutazione tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio circa il ruolo del potere legislativo, dell’esecutivo e dell’ordine giudiziario» ha fatto sapere al Quirinale e agli avversari che continuavano a dargli dell’eversore. E’ stato un evidente tentativo di archiviare i contrasti, ma non tutti ritengono che basterà a chiudere l’incidente con Ciampi. Il lungo silenzio berlusconiano dei giorni precedenti, la mancata solidarietà al presidente della Repubblica sul caso Telekom Serbia hanno seminato stupore e irritazione.

Oltre tutto, anche ieri il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi, non ha smesso di martellare contro quella «parte della magistratura» responsabile, a suo avviso, di una «giustizia infame». Probabilmente, Bondi sarà coordinatore del partito; e oggi è considerato il principale esegeta dell’ortodossia berlusconiana. Le sue allusioni oblique a Ciampi su Telekom Serbia sono state archiviate dal Quirinale con un punto interrogativo: quello riservato alle parole che per il momento non si possono spiegare del tutto; ma rimangono sullo sfondo, come enigmi da non sottovalutare. Non a caso, ieri sera Casini ha commentato la larvata correzione di rotta del capo del governo con un secco: «Io mantengo, non correggo». 

 

 

 

Affari Italiani week/ Dai movimenti dei centristi al caso Telekom Serbia, dalle manovre di Mediobanca ai nuovi assetti in Forza Italia: commenta i fatti della settimana con Angelo Maria Perrino

5 settembre 2003

 

 

Fa tutto lui. E quel "lui" è riferito a Silvio Berlusconi: premier, presidente del Milan, gran capo di Mediaset, cantante nei giorni di gioventù e ora, giusto per tornare al vecchio amore, anche compositore.

 

Ecco il testo di una delle canzoni "made by Berlusconi":

 

Io davvero non so più

Se crederti quando mi dici che

Mi ami ancora

Sento che la vita vuol dividerci

E ho paura

Di restare con te

Perché senza te... io non so più vivere

Solo se ci penso sento di morire

E' un pensiero che non vuol andarsene

Sto male quando penso che...

Che tu... forse ore tu... mi puoi mentire

Non so se mi ami ancora come prima

Se tu come una volta sei sincera

Se ancora mi aspetti quando è sera

Col cuore in gola come allora

Perché tutto mi viene dal tuo amore

Io so che forse mi farai soffrire

Però io non ti lascerò partire

Anche se dovrò lottare

Fino alla fine t'amerò!...

 

Berlusconi come Mogol? No, il Cavaliere guarda oltralpe per trovare fonte di ispirazione: è Charles Aznavour, con il suo repertorio di canzoni d'amore, ad essere musa ispiratrice.

 

E sì, perché il Cavaliere, dentro di sé, ha l'animo del poeta e ha voluto dimostrarlo a tutti, amici e nemici.

 

Così, ad inizio ottobre partirà la nuova carriera del leader di Forza Italia, grazie al lancio del cd "Meglio 'na canzone" di Mariano Apicella, prodotto dalla casa discografica di Andrea Bocelli, nel quale il premier ha messo lo zampino in almeno sette canzoni.

 

Grandi nomi, grande partnership e progetti ambiziosi, nella mente del Berlusca: altro che giudici e mani pulite varie, king Silvio stavolta gliele canterà a tutti gli italiani... 


 2003

 

Berlusconi

 

La mia bravura è fuori discussione, la mia sostanza umana, la mia
storia, gli altri se la sognano. Sono loro che devono dimostrare a me
di essere bravi... («ANSA», 7 marzo 2001) (Silvio Berlusconi)

 

Gli editori dei quotidiani si illudono di prendere la pubblicità della tivù, che invece non finirebbe mai sui giornali perché destinata a un pubblico di massaie. Le massaie guardano la tivù, giusto? Non leggono mai i giornali perché i giornali sono fatti per le élites, il 70 per cento degli articoli vengono letti soltanto dall'autore. A cosa serve sui giornali la pubblicità dei pannolini, del detersivo, del prodotto di bellezza? La carta stampata fa parte di un momento dello sviluppo della tecnologia, oggi è diventata obsoleta. Chi la difende assomiglia a quei produttori di carrozze che in Inghilterra chiesero al Parlamento di vietare la produzione di automobili.

risposta a una domanda di Marcello Sorgi, direttore della stampa, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "Il cavaliere e il professore"; 11/12/03

 

"E' stato legittimamente sollevato il problema del conflitto d'interessi che può sorgere nell'attività di governo, in ragione dello status di imprenditore nel campo della comunicazione di chi questo governo presiede. Ci impegniamo a trasformare in disegni di legge le proposte che verranno entro settembre dalla commissione di esperti nominata dal governo"

(Silvio Berlusconi, presentando il suo primo governo alla Camera, 16 maggio 1994).

 

"Il conflitto d'interessi è una leggenda metropolitana" (Silvio Berlusconi, 19 dicembre 2003).

 

«Me ne sono sempre tenuto lontano e continuo a tenermene lontano, ho lasciato la cosa a Gasparri, non ho letto e non leggerò i rilievi dei tecnici del Quirinale, non è vero che mi infurio, l’ira è un sentimento che non mi appartiene, io sono una persona dolce, riflessiva, estroversa, al massimo mi dispiaccio, mi addoloro di certe cose».

 (16/12/03)

 

«Trovatemi una segretaria o un telefonista che possa dire che a Palazzo Chigi mi sono occupato della Fininvest». E ridetto ancora: «Non oso telefonare al mio gruppo perché un solo operatore telefonico potrebbe dire "Berlusconi sta chiamando"». L'ha giurato: «Io, uomo delle tivù, sono per essenza l'uomo della democrazia». Rigiurato: «Ci sono le mie garanzie personali: non compirò mai un gesto che avvantaggi gli interessi del mio gruppo». Rigiurato ancora: «La miglior garanzia è quella che può venire dall'impegno, dalla passione civile, dal disinteresse personale che io mi accingo a mettere in questo incarico».

 

«Sono pronto a vendere le mie aziende, ad andare anche oltre il blind trust americano. La mia vita di imprenditore si sta concludendo». «Non venderò mai le mie televisioni». «Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie aziende». «Vendere la Fininvest? Non ci penso nemmeno». «Della Fininvest terrò solo il 30%, una quota di minoranza. S'era pensato anche di vendere tutto ma si sono opposti i miei figli». E tutti lì, a fargli le pulci: e il conflitto d'interessi? E il conflitto d'interessi? E il conflitto d'interessi? Un assedio. Eppure, appena eletto, era stato chiaro: «Ho preso un impegno a dare una soluzione entro i primi cento giorni, cosa che faremo sicuramente. Immagino di poterlo fare addirittura prima delle ferie estive». Mica aveva specificato di che anno.

(Gianantonio Stella, Corriere 17/12/03)

 

 

 

ELILIO FEDE:

«Il presidente, scriva così perché io non lo chiamo mai Silvio, è l’unico che non ha chiamato in queste ore. Di tv non si occupa più»,

«Le dico che non ha telefonato. Non ci crede? L’ho chiamato io la notte scorsa, me l’hanno passato anche se era in riunione, gli ho detto solo: presidente, ti ringrazio come giornalista e come cittadino per quel che hai fatto per l’Europa».

 

«Non finirà così. Tutto nella vita è perfettibile, pure la legge Gasparri. La miglioreranno, e Ciampi firmerà. Ho per lui rispetto istituzionale e simpatia umana. Ricambiata. Lo conosco da più di vent’anni, lui era governatore della Banca d’Italia e io direttore del Tg1 . Ci diamo del tu. …Ciampi non è uno da lasciare a casa mille lavoratori».

 

Francesca Senette dice «polisinfonia». Al suo direttore dà del lei e un casto bacio sulla guancia, poi dichiara: «Rispetto le prerogative del capo dello Stato, però insomma mica lasceranno senza lavoro i tecnici e le segretarie. Ci considerano una "reterentola", ma abbiamo una nostra complessità, ci sono pure colleghi di sinistra».

«Il nostro pubblico è molto fedele, perché attratto dal codice prossemico del direttore».

 

Fede: «Li ho presi dalla strada. La Senette me la segnalò Berlusconi…

... Se non si trova una soluzione, non sono io che metto la tuta spaziale per andare sul satellite, sono loro che tornano per strada».

 

Avevo vent’anni, facevo Il circolo dei castori con la mia fidanzata Enza Sampò, che mi lasciò per Umberto Eco perché mi ero innamorato della regista, Dada, una donna meravigliosa. Pavese si suicidò per lei, non per la ballerina americana...».

 

"Spero di finire il vertice in tempo per il Milan"

(Costituzione europea 14/12/2003)

 

"Sì è vero la legge è uguale per tutti ma per me è più uguale che per gli
 altri perché mi ha votato la maggioranza degli italiani"
 (Berlusconi Silvio, 17/06/2003, dichiarazioni spontanee al tribunale di  Milano)


 

«Sono stato costretto dal popolo italiano a entrare in politica, la gente veniva da me a migliaia, alle mie finestre, a casa mia, continuavano a chiedermi di candidarmi»

Berlusconi al settimanale New Yorker    (Corriere della Sera3 novembre 2003)

 

"Adesso è il momento del presidente operaio che con l'elmetto in testa avrà il piacere di recarsi là dove si aprono i cantieri" (da: "Una lettera agli italiani per parlare di pensioni")

 

 

"Questo sacrificio (i carabinieri morti a Nassirya) ci consente di
> presentarci sulla scena internazionale con più rispetto"
(S.B. Nov. 2003)

 

“Ho ricevuto nell’ultimo anno 37 minacce di morte», frutto di un odio della sinistra talmente intenso, che «per capirlo basta sfogliare un giorno qualsiasi l’Unità , quotidiano che fa capo ai gruppi parlamentari dei Ds». (Bruno Vespa – Il Cavaliere e il Professore - )

 

Berlusconi rivela a Vespa di avere l’intenzione di rivedere il codice di procedura penale e di abolire «quella stortura inaccettabile per uno Stato di diritto che è il concorso esterno in associazione mafiosa», una fattispecie giuridica «che non è neppure prevista dal diritto positivo».
Nel libro il premier insiste nei giudizi assai critici verso una parte della magistratura. «La sinistra - osserva - tramite Magistratura democratica ha infiltrato i suoi uomini in tutta la magistratura, anche in quella giudicante. Il virus politico ha fatto sì che la legge, che dovrebbe essere uguale per tutti, per qualcuno lo fosse di più».

 

12/11/03

MASSACRO DI CARABINIERI IN IRAQ

La risposta di Oliviero Diliberto in Parlamento è stata durissima: il segretario dei
Comunisti italiani ha definito la politica del Governo "preoccupante" e lo
ha accusato di aver mandato i soldati italiani allo sbaraglio senza la
necessaria copertura politico-diplomatica. "La politica estera di questo
governo è quella delle cene nelle ville della Costa Smeralda, delle pacche
sulle spalle e delle canzoni di Apicella. Tutto è sfuggito al controllo, in
una politica estera fondata sulla guerra e sulla cancellazione del diritto
internazionale". "Signori del Governo - ha concluso Diliberto -voi dovreste
soltanto vergognarvi".

 

5 NOVEMBRE 2003-

L’affondo di Putin

«L’impressione è che la Cecenia sia utilizzata come mezzo di influenza per fini diversi. Alle elezioni locali c’erano solo osservatori della Lega Araba e dell’organizzazione della Conferenza islamica. Se si vuol essere più islamici degli islamici, non è l’approccio giusto»

6 NOVEMBRE

La difesa  di Berlusconi

«La verità è che ci sono delle realtà che, in Italia come all’estero, vengono spesso distorte dalla stampa. Per quanto riguarda la Cecenia, il caso Yukos, è la stessa cosa. So di certo, perché mi sono informato con fonti italiane che conoscono bene la realtà russa, che le due questioni sono distorte dai giornali»

6 NOVEMBRE

La critica di Prodi

«Mi auguro che Berlusconi sia informato sulla situazione russa meglio di quanto lo è sulla situazione della stampa in Italia»

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"Sono menhir, alti 8 metri, li ho acquistati da vari proprietari e li ho disposti qui"". Tanto poi arriva il condono edilizio.

 

Quando ho visto di recente Bush mi ha abbracciato e mi ha detto di aver discusso con teologi protestanti delle tesi che avevo esposto: ci sono fondamenti nella Bibbia".


"La vista è impareggiabile e stavolta il cavaliere, vestito di bianco sembra un beduino appena sceso da cavallo. Si abbandona al canto che intona il suo amico Mariano Apicella. Berlusca mette giù i testi ("in due minuti"), l'altro li palpa, li vellica, li musica"

 

"Berlusconi con la maglietta blu e i calzoncini bianchi è del 1936. Ha le gambe che sembrano la réclame del borotalco dei bambini, non oso chiedergli se si depila"

 

(Reportage da Villa Certosa di Renato Farina su Libero 24/8/2003 )

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Nel parco, i piloti dell'elicottero presidenziale giocano a pallone. Daini. Cavalli. Due molossi divoratori di caprette, discendenti da avi africani addestrati alla lotta contro il leone, che un giorno, racconta Bondi camminando a mani giunte, si pararono di fronte a Dell'Utri e a Berlusconi, «che li ammansì con un grido».

(Sandro Bondi, coordinatore di F.I. al Corriere 25/10/03 )

 

 

 

Lettera (VERA!! ) di Paolo Bonaiuti (Portavoce del Presidente del Consiglio)
al Financial Times

Signore, leggo sempre con grande piacere l'articolo della rubrica Observer e
mi fa piacere che citi con tanta frequenza Silvio Berlusconi. Ammetterà che
è per voi un grande vantaggio che il primo ministro italiano (e attuale
presidente dell'Unione Europea) sia così popolare e che, viste le sue
origini da non-politico, abbia mantenuto il suo senso dell'umorismo e la
capacità di ridere di sé. Volevo solo farvi sapere che il "cuscino bianco",
menzionato nell'articolo del 20 ottobre scorso, fu collocato durante la
conferenza stampa non per farlo sembrare più alto, ma per attenuare le
ripercussioni di un incidente capitato il giorno prima (così come riportato
dal Financial Times).


TESTO ORIGINALE
LETTERS TO THE EDITOR: Italy's leader out to cushion a
blow
By Paolo Bonaiuti
Financial Times; Oct 24, 2003
From Mr Paolo Bonaiuti.

Sir, I have always read the Observer column with pleasure and I am pleased
that it cites Silvio Berlusconi so often. You will admit that it is a great
advantage for the column that the Italian prime minister (and currently
president in office of the European Council) is so popular and, given his
non-political origins, has preserved his sense of humour and ability to
laugh at himself. I would only like to note that the "white cushion"
mentioned in the column of October 20 ("Berlusconi reaches new heights") was
put there during the press conference not to make him seem taller but rather
to attenuate the repercussions of an accident that occurred the previous day
(as reported by the Financial Times itself).

 

 

BERLUSCONI PAROLAIO
Massimo Gramellini per La Stampa

Non sarà Mogol, ma neanche Apicella è Battisti. Non sarà De André, però
cerchiamo per una volta di non essere noi i soliti comunisti: forse che De
André ha mai fatto il presidente del Consiglio o vinto la Coppa dei Campioni
e la Scempionlig? Il Berlusconi paroliere, col disco in uscita a inizio
ottobre e il testo dell'ultima canzone rivelato ieri in prima pagina da
«Libero», si colloca fra l'Amedeo Minghi di «Trottolino amoroso dududù
dadadà» e i Ricchi e Poveri di «Sarà perché ti amo».
20.000 copie vendute




Più Ricchi e Poveri, va detto, per l'originalità della forma espressiva che
emerge fin dal titolo, «Col cuore in gola», e prosegue in versi apprezzabili
a un concorso di terza elementare, come «senza di te io non so più vivere».
Raggiungendo poi vette himalaiane in «se tu come una volta sei sincera - se
ancora mi aspetti quando è sera». Passando la cera mentre mangi una pera?
No, ma solo perché si rischiava un conflitto col presidente del Senato.

La canzone racconta le pene di un innamorato. Teme che la sua donna lo ami a
parole, ma mediti di abbandonarlo. Si sprecheranno le dietrologie: la donna
sfuggente è Bossi o Casini? (io mi giocherei Pierferdi). Più illuminante il
finale, romantico in apparenza, minaccioso nella realtà: «Però io non ti
lascerò partire - anche se dovrò lottare - fino alla fine t'amerò». Non s'
illudano amici, alleati, dipendenti e italiani tutti. Questo non molla la
presa. Fino alla fine ci amerà. Agli altri non resta che starlo ad
ascoltare. Col cuore in gola.




3 - GIORNALE COGNATO, FOGLIO CORNUTO
Lettera di Filippo Facci a Il Foglio

Al direttore - Sul Foglio ogni tanto compaiono dei divertimenti che sono
simpatici per tre minuti e noiosi per i successivi trent'anni. Ci sono
eccezioni, ma sono tali. Per quanto riguarda la cosa sul Giornale cognato,
come dire: abbiamo letto, abbiamo capito, va bene. Ora però la prego, ci
restituisca il talento di Mattia Feltri e lo sottragga alle stronzate del
parentado. Oppure, qualora volesse proseguire per altri sessant'anni (tipica
reazione da Elefantino) faccia subentrare qualcun altro. Il gioco e il
divertimento piacciono ai ragazzini come agli adulti, purché non li s'
imponga loro.

Risposta di Giuliano Ferrara

Quando si sia stanchi di una rubrica pubblicata da un quotidiano, le opzioni
sono tre: a) si smette di leggerla; b) si smette di comprare il giornale; c)
se ne assume la direzione responsabile e si decide per il meglio. Che cosa
preferisce?
Dagospia.com 4 Settembre 2003

 

 

 

 

 

 

"ECONOMIST" DOMANDA, "DIARIO" RISPONDE - LA MARCHESINA CASATI STAMPA NON FU
TRUFFATA MA PAGATA IN NERO.





A inizio agosto, il settimanale "The Economist" poneva a Silvio Berlusconi
28 dettagliate domande. Il presidente del Consiglio non ha risposto. Lo fa
il settimanale "Diario", diretto da Enrico Deraglio, in edicola. Ecco una
risposta. A cura di Gianni Barbacetto.


(La coperina del settimanale Diario)

Hanno fatto una prova anche su di me, sulla mia funzionalità cerebrale
e fisica e hanno deciso che sono un miracolo che cammina. («ANSA», 5
ottobre 2002) (Silvio Berlusconi)

CASINO CASATI STAMPA

Enrico Porrà, un invalido di 75 anni colpito da ictus, risulta essere il
titolare di sei o sette società, tra cui la Palina srl, una società fondata
il 19 ottobre 1979 da lui e da Adriana Maranelli, una colf emiliana: altri
prestanome, come il meccanico Maltempo, come la casalinga Crocitto... Porrà,
quando c'è da firmare qualche documento, va dal notaio su una carrozzella
spinta dai Suoi consulenti. Maranelli invece, nel 2000 ha dichiarato: "Fu la
signora Itala Pala, presso cui ero a servizio, a chiedermi di firmare quelle
carte nello studio del suo amico, il ragionier Marzorati, un consulente di
Berlusconi. Mi dissero che non c'era niente di illecito e mi pagarono per
farlo".

Presso l'abitazione della signora Pala erano domiciliate molte società, tra
cui, appunto, la Ponte e la Palina (in onore alla padrona di casa?). Proprio
la Palina il 19 dicembre 1979 è al centro di una delle operazioni più
misteriose e ricche della storia berlusconiana. Quel giorno infatti Palina
versa 27,68 miliardi di lire (oggi sarebbero circa 120 miliardi) alla Saf,
che li trasferisce alle Holding 1-5 e 18-23, che li passano alla Finivest,
che li paracaduta alla Milano 3 srl, che li restituisce alla Palina.

Un giro completo, e apparentemente vizioso. Con quale scopo? Anche in questo
caso, è un circolo contabile chiuso. Rispetto ad altre operazioni circolari
(quella del 7 dicembre 1978, quella della Ponte...), l'operazione Palina ha
però una particolarità: abbiamo a disposizione qualche informazione in più.
Sappiamo che i 27,68 miliardi dati alla Palina dalla Milano 3 risultano
essere il pagamento di 2 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi,
amministrata da Marcello Dell'Utri. Una bella cifra, se si pensa che quelle
stesse azioni erano state pagate dalla Palina, poche settimane prima,
soltanto 4,26 miliardi: in pochi giorni, una gigantesca plusvalenza fatta in
casa.

Le azioni erano state acquisite in parte (400 mila azioni) dall'Unione
Fiduciaria, in parte (800 mila azioni) da una fiduciaria di nome Siraf, in
parte (altre 800 mila azioni) da Anna Maria Casati Stampa, la marchesina che
Le aveva venduto, grazie ai buoni uffici di Cesare Previti, la villa San
Martino di Arcore e grandi terreni a Cusago. Proprio per quei terreni, la
marchesina era stata pagata con le azioni della Cantieri Riuniti e, quando
aveva chiesto di essere liquidata, nel novembre 1979, Palina le aveva pagato
1,7 miliardi di lire e poi aveva girato quelle azioni, insieme alle altre
acquisite dalla Siraf e (per 860 milioni) dall'Unione Fiduciaria, alla
Milano 3, realizzando una prodigiosa moltiplicazione del loro valore, almeno
sulla carta.

Non ci sono sicurezze su chi ci sia dietro la Siraf, né dietro l'Unione
Fiduciaria, società delle Banche Popolari. Si sa soltanto che i fissati
bollati siglati da Giorgio Bergamasco, il tutore della marchesina Casati
Stampa, fanno riferimento a passaggi d'azioni per 2,56 miliardi: la somma di
quanto pagato ufficialmente alla marchesina più quanto dato all'Unione
Fiduciaria. Ciò apre un'ipotesi: se anche le azioni vendute dall'Unione
Fiduciaria fossero della marchesina, il pagamento reale dei terreni di
Cusago sarebbe un po' meno giugulatorio di quello che appare, perché ci
sarebbe un'aggiunta di "nero". L'alternativa è che Anna Maria Casati Stampa,
nelle mani del tutore ufficiale Giorgio Bergamasco e del tutore di fatto
Cesare Previti, sia stata truffata. Come accadrà con la Sua Villa di Arcore,
pagata soltanto 500 milioni: a meno che anche qui non ci fosse una
consistente parte in nero.

Signor presidente del Consiglio, c'è qualcosa che vorrebbe smentire,
correggere, specificare, aggiungere?

 

Il signore che rubo' una televisione, anzi due.
Tratto dal sito di Dario Fo

Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che
trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi. Era una furbata
che permetteva di violare la legge, visto che allora era vietato a soggetti
privati di possedere televisioni nazionali.
Ma Berlusconi si mette d'accordo con Craxi che gli fa un decreto legge
apposta
E fin qui, lo sapevamo già.
Cosi' Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere.
Ma molti storcono il naso perche', essendo possibili solo 11 reti nazionali,
e' un po' anomalo che un solo imprenditore se ne prenda tre.
Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende tutto.
Nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva in difesa
del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse detenere tre reti
nazionali, concedendo un periodo di transizione e rimettendo il problema al
legislatore per una soluzione definitiva entro e non oltre l'agosto 1996.
Arriva il 1996, scade nell'indifferenza generale la decisione della Corte
Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre tv.
Nel 1997 la legge Maccanico stabiliva che un soggetto non potesse detenere
piu' di due reti, e che, finche' non ci fosse stato un "congruo sviluppo"
via satellite e cavo, Rete4 avrebbe potuto
continuare a trasmettere via etere, quest'ultima decisione in palese
contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che aveva deciso per
un termine definitivo entro l'agosto 1996.
D'Alema, una volta diventato capo del governo, decide di risolvere la
questione e indice una gara per l'assegnazione delle concessioni delle reti
nazionali. La commissione nominata dal Ministero e' presieduta da un
avvocato di Mediaset. Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere
legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, le sue tre reti e
relative frequenze. Nel luglio 1999 si svolge questa gara d'appalto, per
partecipare si richiedono requisiti spaventosi e sembra chiaro che nessuno
riuscira' a scombinare i giochi.
Invece, colpo di scena.
Arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice: "Buon
giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due reti nazionali,
grazie."
Panico! E chi e' questo? E' pazzo?
No, non e' pazzo, e' il loro peggior incubo.
Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote: "Le manca il certificato 3457!"

"No e' qui!"
"Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?"
"Ne ho due, bastano?"
Ma poi trovano la furbata: "Il bando di gara richiede di avere 12 miliardi
di capitale versato per rete, lei ne ha solo 12, puo' chiedere una sola tv."
"Balle!" Risponde il signor Di Stefano, "12 miliardi sono per concorrere,
non per ognuna delle due frequenze".
Ricorre al Tar e poi al Consiglio di Stato e vince.
Insomma alla fine gli devono dare una concessione per una rete nazionale e
presto anche una seconda perche' ne ha diritto e a Berlusconi ne tolgono
una. Non che la debba chiudere, deve traslocarla sul satellite, che ormai
e' ricevuto da 18 milioni di italiani.
Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente.
Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad abbattere
i muri con la cerbottana perche' avvia una serie di procedimenti giudiziari
spaventosa.
Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea.
E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie.
E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza
numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che:
- Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovra' emigrare sul satellite
- le frequenze resesi disponibili dovranno essere assegnate a Di Stefano!
L'avete sentito dire al telegiornale?
Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha
risposto con un lieve sorriso: "Nonostante siano trascorsi ben nove anni
dalla decisione della Corte Costituzionale, Mediaset continua a detenere e
utilizzare appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni
assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai).
Il fatto che un soggetto, a cui e' stata data una concessione (in
concessione si da' un bene pubblico, in questo caso le frequenze), non
riceva poi materialmente il bene e' un avvenimento che non ha precedenti al
mondo.
Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due concessioni,
una (Europa 7) l'ha ottenuta, per l'altra (7 Plus) c'e' stato un diniego, in
quanto non ritenuta idonea per la mancanza del requisito del capitale
sociale.
Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il requisito
del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una seconda concessione,
anche se il Ministro Gasparri prende tempo.
Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si e' dotata di
una struttura di oltre 20.000 mq, di otto grandi studi di registrazione per
le proprie eventuali produzioni, di una library di oltre 3000 ore di
programmi e di tutto cio' che e' necessario per una rete televisiva
nazionale con 700 dipendenti.
Questa preparazione e' stata necessaria poiche' la legge stabilisce che,
entro sei mesi dall'ottenimento della concessione, la neo-emittente ha
l'obbligo di iniziare le trasmissioni.
Attualmente Centro Europa 7 e' una societa' praticamente ferma, non ha alcun
introito, poiche' non e' stata messa in condizione di operare, ma ha avuto,
e continua ad avere, pesanti oneri per la gestione della struttura,
l'adeguamento della library, l'adeguamento tecnologico, le ingenti spese
legali, i costi dei dipendenti..."
Ma ora altro colpo di scena: Gasparri si sta muovendo per salvare Rete 4.
Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in pratica
un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere a "soggetti privi di
titolo" che occupano frequenze in virtu' di provvedimenti temporanei,
discriminando cosi' le imprese come Europa 7 che hanno legittima
concessione, il tutto sempre al fine di salvaguardare Retequattro.
Infatti, quest'ultima potra' continuare a trasmettere, in barba alla
sentenza del '94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della legge 249/97,
pur non avendo ormai da quasi quattro anni la concessione, mentre Europa 7
non potra' mai trasmettere, dimenticando che nel luglio 1999 c'e' stata una
regolare gara dello Stato per assegnare le concessioni, gara persa da
Retequattro e vinta da Europa 7.
Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del diritto.
In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) puo' continuare
tranquillamente a trasmettere, e chi l'ha vinta (Europa 7), perde
definitivamente tale diritto.
Non vi sembra straordinario?
Travolti da un miracoloso afflato civico i deputati del Polo bocciano alla
Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove vuol tagliare la
gola a Europa 7.
E' chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono anche per
ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso...
Ora bisogna vedere cosa fa il Senato, e poi la legge deve tornare alla
Camera.
E poi bisogna vedere se Ciampi la firma una legge del genere.
Saremmo all'oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di diritto.
Un conto e' fare una legge per non finire in galera, un conto e' fare una
legge per prendersi qualche cosa che appartiene a un altro.
Si comincia cosi' e poi si pretende il Jus Primae Noctis.
Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo momento si sta
giocando una partita incredibile.
Se questa legge passa, quel che e' tuo e' suo.
Vedi tu se riesci a far girare questa mail
Che secondo me, anche solo se si sa in internet un po' li rende nervosi.
Che poi casomai gli viene di fare un altro passo falso.
Che internet non conta niente in borsa ma siamo comunque una decina di
milioni.

 

 

 

BANANAS
Brevi amori a Villa La Certosa
di marco travaglio

E' stato finalmente liberato e restituito all'affetto dei suoi cari Renato
Farina, l'inviato di Libero sequestrato da Silvio Berlusconi allo stadio di
San Siro e tenuto vilmente in ostaggio per ben sei giorni in Sardegna, fra i
cactus e i menhir di Villa La Certosa, con trattamenti disumani vietati
dalla convenzione di Ginevra. Per la vittima si preannuncia però un lungo
periodo di riabilitazione, a causa di una nuova forma di sindrome di
Stoccolma che l'ha fatto perdutamente innamorare del rapitore: gli
specialisti la chiamano Lingua della Costa Smeralda, a causa di un
antipatico effetto collaterale: l'ipersalivazione. Le corrispondenze dalla
reggia del Cavaliere, firmate da questo nuovo esemplare del giornalismo
"embedded", vagamente ispirate a Mario Appelius e pubblicate da Libero il 19
e il 24 agosto, parlano da sole.
Tre cuori, una capanna. "Gli chiedo se posso passare da lui per un saluto.
"Buona idea, organizzo". Ha organizzato. "Venga allo stadio per Milan-Juve.
Poi viene con me in Sardegna". Ho la poltroncina dietro la sua. Faccio
coppia con Fedele Confalonieri. Ci saremo soltanto il presidente di
Fininvest ed io, ospiti a Villa Certosa". Ecco: serviva giusto un cameriere.
La salita al calvario. "Si salta la cena? Si parte con l'aereo di Stato dopo
mezzanotte? Si addormenta placido, con un dolore al costato. Gli offro un
antidolorifico. "No, grazie, i dolori preferisco sopportarli. So che morirò
lavorando. Un ictus, un infarto?". Confalonieri annuisce. Lo contraddico:
ideale è un mese di preparazione alla morte". Serviva pure un infermiere e
un portafortuna.
Asterix e Obelix. "Si sale su uno Shuttle con il motore elettrico. E' lui al
volante. Mostra il parco: sono 700 metri quadri. "Questo territorio l'ho
sottratto agli incendi estirpando i rovi? Questa sarà l'agorà". Ora è
brullo, ma già una decina di grandi pietre puntate verso il cielo creano un
anfiteatro di misticismo ancestrale. "Sono menhir, alti 8 metri, li ho
acquistati da vari proprietari e li ho disposti qui"". Tanto poi arriva il
condono edilizio.
Cinegiornale Luce. "Racconta (Lui, ndr) come preveda una sorta di teatro,
con tre piazze che si sovrappongono e si distendono dinanzi a questi ulivi?
C'è qualcosa di pionieristico in tutto questo. L'uomo che doma la
selvatichezza della natura, magari anche un po' troppo, ma Berlusconi è
così. Gli chiedo se ci sono paragoni con qualche parco. Non ce ne sono -
dice". Torna finalmente a splendere il sole sui colli fatali di Roma.
Il Presidente del Cactus. "Una visione confonde persino Confalonieri. "E' il
museo delle piante grasse e dei cactus". C'è una piscina intorno, Berlusconi
premendo un bottone illumina soffusamente una foresta incredibile di gonfi
rigogli vegetali tra rossastre pietre laviche e bouganvillee addormentate.
Sono duemila esemplari di cinquecento specie. "Accarezzi quella pianta
sudafricana". Il dito va giù come su una levigatissima pelle eburnea, un
burro perlaceo". Sono momenti delicati: fu così che l'ingenuo Farina, fra il
lusco e il brusco, scoprì il sesso.
Il Presidente Creatore. "Perché ha deciso di impegnarsi in questo immenso
cantiere? Non può farne a meno. "Volevo dimostrare a me stesso che non sono
del tutto rincoglionito dal governo. Quando non ho intralci, realizzo,
umanizzo la realtà al meglio, valorizzo le energie italiane". La parola
d'ordine è una sola, perentoria e imperativa per tutti: realizzare,
umanizzare, valorizzare.
Il Presidente Usignolo. "La vista è impareggiabile e stavolta il cavaliere,
vestito di bianco sembra un beduino appena sceso da cavallo. Si abbandona al
canto che intona il suo amico Mariano Apicella. Berlusca mette giù i testi
("in due minuti"), l'altro li palpa, li vellica, li musica". Ecco: anche
palpare, vellicare, musicare.
Silvio Manidiforbice. "Il presidente operaio lavora. Persino la passeggiata
la fa con le cesoie in mano. Il telefono nella sinistra, e la forbiciona
nella destra. Un passo pota qua, il successivo telefona là. Controlla il
ghiaietto, le pale del ventilatore sotto un gazebo azionate da un
telecomando, le cinque piscine per la talassoterapia. Visto sia siamo gente
colta, cito Rimbaud: che ci faccio qui?>. Citando Montanelli, invece, si
potrebbe dire: gente colta, ma mai sul fatto.
Il Presidente Pallonaro. ""Mi tocca sistemare anche il calcio", mi dice. "Ho
telefonato a Ignazio La Russa. E' svelto. Ha capito tutto. Telefonerà al
presidente del Catania Gaucci. In serie B rimarrà il Catania. Sarà un
campionato a 21 squadre. E anche Genoa e Venezia non dovranno lamentarsi"".
Parole profetiche. Alla fine la serie B sarà a 24 squadre e si sono
lamentati tutti. Ma l'importante è che La Russa abbia telefonato a Gaucci.
E' svelto. Ha capito tutto.
Il Presidente Fecondatore. "Qualcuno si è arrampicato sugli scogli dinanzi
alla tenuta. Compare lui in maglietta blu e calzoncini bianchi sul davanzale
a picco sul golfo di Marinella. Le signore si coprono il seno. Lui saluta
con la mano". Fanno bene, le signore, a coprirsi. L'ultima che non lo fece,
appena Lui la salutò con la mano dal davanzale a picco, rimase incinta.


Brevi amori a Villa La Certosa/2
di marco travaglio
Proseguiamo nella pubblicazione del drammatico diario scritto con mezzi di
fortuna dal giornalista "embedded" di Libero, Renato Farina, durante i
lunghi giorni della sua prigionia a villa La Certosa, la sobria residenza
estiva di Silvio Berlusconi in Costa Smeralda. Per la crudezza delle scene
descritte, se ne sconsiglia la lettura se non a un pubblico adulto.
Made in Italy. "La vita, a Villa La Certosa, comincia presto. E' martedì.
Berlusconi guarda gli zampilli che irrorano un prato che sembra di essere in
Canada a maggio, e il paragone gli fa venire voglia di camminare per i suoi
sentieri insieme frondosi e caraibici che percorrono questo parco di 70
ettari sospeso sul mare". Le discese ardite e le risalite, sul nel cielo
aperto, e poi giù il deserto. I prati come li fa Lui non li fa nessuno,
salvo in Canada. I sentieri come li fa Lui non li fa nessuno, salvo ai
Caraibi. Se non fosse per la saliva del giornalista al seguito, parrebbe
quasi di stare all'estero.
Una lacrima sul viso. "Berlusconi si commuove per l'amico che ha perso il
figlio. Guarda le sperdutezze del mare. "Che cosa devi dire? Le parole non
servono. L'uomo è 'pulvis et umbra'. Chi è che lo ha scritto, Fedele?". Sai,
Fedele, non leggo un libro da vent'anni.
Il Presidente Teologo. "A questo punto inizia una vigorosa discussione
sull'aldilà, sull'esistenza o meno dell'inferno. Ve la risparmio. E su che
cosa sia il peccato. Berlusconi dice: "Ho studiato dai salesiani, ero il
loro oratore. Ora le mostro dove farò una chiesa, dove la domenica dir
messa". Non una discussione qualunque: una discussione vigorosa.
Nuovi posti di lavoro. "Si va all'agorà dei menhir, le pietre modellate da
uomini primitivi. Ferve il lavoro. In tutto il parco ci lavorano in 50 tra
tecnici e muratori. Le guardie del corpo hanno una divisa coloniale, e
mentre noi evitiamo con abilità gli zampilli rotanti per l'innaffiatura,
loro per lavoro non possono, e si fanno docce ogni due minuti". Lui li vuole
tutti così: pirla.
I forum del guru. . Magari smettendola di trattare affari con i mafiosi.
Faccia da perno. "A Genova, l'ultima sera del G8, ho visto i grandi capi
delle nazioni fare davvero amicizia? Però io posi una premessa: il bene più
prezioso è la libertà? Bush fu molto colpito, accettò questo ragionamento.
Dopo l'11 settembre questo è stato il suo perno ideologico". Bush che impara
la dottrina della democrazia da lei, non è un po' troppo? "E' andata così"".
Ora si capiscono molte cose.
La volpe di Baghdad. "Saddam ha dimostrato di essere debole, con un esercito
scarso. Le armi di distruzione di massa non si trovano, le hanno trasferite
all'estero". Astuto, questo rais: accumula armi di distruzione di massa per
vent'anni e poi, quando finalmente lo attaccano, che fa? Non le usa, le
nasconde all'estero e si lascia spodestare senza sparare un colpo. Geniale.
Il Presidente Mosè. "I dittatori se ne devono andare. Altrimenti si può
minacciare l'uso della forza. Quando ho visto di recente Bush mi ha
abbracciato e mi ha detto di aver discusso con teologi protestanti delle
tesi che avevo esposto: ci sono fondamenti nella Bibbia". L'hanno assicurato
i teologi protestanti a Bush. Che poi ha abbracciato Berlusconi. Quindi
dev'essere vero.
Un Uomo, un calzino. "L'uomo pensa a tutto. Ghe pensi mi. Proprio così.
Berlusconi guarda i miei piedi e dice: "Mi aspetti. Le do un paio delle mie
calze, le sue non vanno bene". E dire che erano di lusso, marca Gallo.
"Provi queste". Eccomi dunque a passeggiare con le calze di Berlusconi. Le
conversazioni, giuro, vengono meglio". Soprattutto per chi parla coi piedi.
Comunque, da quel giorno, non le ha più lavate.
Un Uomo, un toupè. "A un certo punto Berlusconi nota che ho pochi capelli,
ma sparati in su: "Faccia come me, li tenga giù. Vendono un prodotto
della?". Non dico la marca, non vorrei che la boicottassero". Noi siamo in
grado di rivelare almeno il prodotto: è il pennarello con cui Carlo
Rossella, nel dopo-lavoro, arrotonda lo stipendio dipingendo i capelli al
principale.
Un Uomo, una scarpa. "Sulle scarpe invece c'è scritto 'Silvio'. Ma si
capisce lo stesso che è lui: sta sempre davanti, come nella famosa foto
delle Bermude". Si capisce lo stesso.
La giovane marmotta. "Tremonti, che si aggiungerà a Confalonieri e al
sottoscritto il giorno dopo, è arrivato con i calzoni a mezza gamba da
esploratore tropicale. Veniva giù dalle Alpi e qui per lui è un po' Africa".
E Farina subito lì pronto con le valigie: "Sì, buana".
Gambe di velluto. "Berlusconi con la maglietta blu e i calzoncini bianchi è
del 1936. Ha le gambe che sembrano la réclame del borotalco dei bambini, non
oso chiedergli se si depila". A questo punto, per pudore e discrezione, non
resta che il silenzio. Spegniamo le luci e lasciamoli soli.

 



Un tempo accadeva con Andreotti: appena apriva bocca e proferiva un
monosillabo accompagnato dal sorrisetto d'ordinanza, tutti i giornalisti al
seguito scoppiavano a ridere, anche quando (quasi sempre) la battuta non
faceva ridere. Questa gara di servilismo è durata cinquant'anni. Ora che si
sperava fosse finita, ricomincia con Berlusconi. Ieri il Corriere ha
dedicato gran parte di un lungo articolo a una sua frase che non fa ridere:
«Vedo che qui c'è ancora qualcuno con i capelli ». Chissà le risate.
Eppure - avverte il Corriere - «la battuta evidentemente autoironica con cui
il premier ha accolto la delegazione dell'Udc, dove peraltro l'unica testa
calva era quella del segretario Follini, aveva un bersaglio preciso: cioè la
capigliatura fluente di Sergio D'Antoni». Perbacco, che sense of humour. Da
scompisciarsi.

Berlusconi. Prima il premier ha scherzato con i giornalisti al seguito:
«Attenti, sono il Duce...» (risate a crepapelle). Poi ha aggiunto: «Bondi
sarà nominato coordinatore di Forza Italia. Le nomine le decido io». Se
qualcuno trova un altro partito, escluso il Partito nazionale fascista, che
in dieci anni è riuscito a tenere un solo congresso e in cui gli organismi
dirigenti li decide uno solo, ce lo faccia sapere.

(Marco Travaglio   L'Unita' )

Dalla famosa intervista a "The Spectator", una frase di Silvio
Berlusconi: "Vi dico la verità, se vivessi in un paese dove non ci fossero
le elezioni, diventerei un rivoluzionario, se non un terrorista..."

«Sono un musicista, non un politico - ha detto al termine del suo breve intervento - ma di recente ho letto questo testo dello scrittore tedesco Peter Schneider: "Ci chiediamo se sia compatibile con i valori costitutivi dell’Europa il fatto che, proprio nella sua parte più bella e antica, una persona controlli l’80% dei media e sia per inciso anche presidente del Consiglio". Trovo che queste cose siano importanti e vadano conosciute nel mondo».

«Ho parlato di un dato di fatto innegabile che ciascuno può interpretare come vuole. Ci sono cose giuste, che non sono né di destra né di sinistra, e che vanno dette perché sono fatti importanti, non solo per l’Italia, ma per il mondo».
Ha poi aggiunto che «nel nostro governo abbiamo ministri che non conoscono la ricchezza delle culture fuori e dentro l’Italia; ci sono poi persone che magnificano la guerra umanitaria, che è un controsenso; capita inoltre che da un Paese come gli Stati Uniti, con valori altissimi come la ricerca scientifica, ci siano persone che importano pubblicità e soap opera in Italia propinandole a tutti grazie al possesso delle reti tv. Dalle quali però scompare gradualmente la cultura e la musica, sommerse da spot pubblicitari e altro».

(Claudio Abbado, Tokio 22/10 )

 

«La mafia oggi non ha paura e non per responsabilità delle forze dell’ordine, ma per responsabilità del presidente del Consiglio». (Luciano Violante 14/10/03)

 

C’era un’organizzazione che fungeva da banca e che serviva tutti coloro che frequentavano il palazzo di giustizia di Roma (Ansa 24 maggio 2003)

 

Ad un certo punto la Fininvest ha continuato a pagare le parcelle allo studio Previti. Quei 500 milioni sono stati uno dei tanti pagmenti…NOI abbiamo versato ad una banca

(All Iberian? Mai conosciuta… 7’12’2000 )

 

I retori del berlusconismo sono impegnati a sostenere presunti privilegi di un governo senza opposizione ( Mario Pirani Repubblica 26-5-2003)

 

L’emergenza terrorismo non ci coglierà impreparati: abbiamo due anni di governo Berlusconi. Siamo ben allenati. (Ellekappa)

 

Comizio virtuale di Berlusconi. Si rivolgeva al popolo dei pannoloni e dentiere gratuite, ma nei controcampi faceva vedere un pubblico di giovani yuppies applaudenti. Che sia arrivato il fratello piccolo del Grande Fratello? (Vincent)

 

Sciopero dei penalisti se il Presidente del Consiglio non fornirà risposte adeguate. Un po’ come quel tale che si tagliò il pisello per far dispetto alla moglie. (Vincent)

 

Portate pazienza. Il governo Berlusconi sarà ricordato dai posteri come l’inserto satirico de La Repubblica ( Italiana).  Vincent

 

E’ ora che ognuno si assuma le sue responsabilità. Che avete capito? Le Sue, di Berlusconi.

(Vincent)

 

Riflettere prima di esprimere il proprio pensiero politico ha rovinato il carattere di molti nostri leader, ne seppero qualcosa Berlinguer, La Malfa, e persino il povero Andreotti.

Fa impressione vedere com’è sempre gioviale Berlusconi, trova persino il tempo per raccontare barzellette! D’altronde dire scemenze mentre tutti gli altri fanno attenzione a quello che dicono è una bella manifestazione di libertà e indipendenza di pensiero.

 

Dicono che abbia collusioni con la Mafia. Assolutamente falso. Semmai è vero il contrario!!

 

Ha dichiarato che ora che arrivano le prossime elezioni avrà fatto tante di quelle grandi opere da poter abolire la sua campagna elettorale. Speriamo solo la sua.

 

Non è detto che la maggioranza degli italiani abbia sempre torto.

 

Silvio, what the fuck have you done

Pat Cox, Presidente del Parlamento Europeo 2/7/03

 

Quei tre disegni di legge sono stati la risposta, con gli strumenti della democrazia, un voto parlamentare, a chi invece profitta del suo ruolo di funzionario di giustizia per attaccare con la giustizia dei nemici politici. Comunque è stato fatto soltanto in tre casi.

 

Probabilmente gli amici e colleghi socialdemocratici dovrebbero ampliare le loro frequentazioni aldi là dei colleghi italiani che trovano qui in parlamento e dovrebbero ampliare le loro letture al di là dei giornali di estrema sinistra che evidentemente hanno formato i loro convincimenti.

 

Forse i signori verdi non sanno che l'hobbyprincipale del presidente Berlusconi è quello dei fiori, del verde, dei giardini, dei parchi..

 

Forse non avete la conoscenza del fatto che in Italia i giornali ma soprattutto le televisioni che ancora appartengono al mio gruppo e alla mia famiglia sono tra i nostri più decisi critici.

( risa te da vasti settori del Parlamento)

Evidentemente vi manca il sole d'Italia e non avete mai acceso la televisione italiana. Dovreste sapere che ogni giornalista ha come massima sua preoccupazione quella di apparire indipendente nei confroti dei suoi colleghi e questa indipendenza lo porta ad essere ogni giorno critico nei confronti di colui che considera il padrone.

 

( gli eurodeputati socialisti battono con le mani sui banchi)

 

Se questa è la forma di democrazia che volete usare per chiudere le parole del presidente del consiglio europeo vi posso dire che potreste venire come turisti in Italia ma che qui sembrate turisti della democrazia. Sono stato capo dell'opposizione per sei qanni enon mi fanno paura questi interventi, ho l'abitudine ad essere contraddetto

 

Se non siete in grado di capire l'ironia mi dispiace ma non ritiro, non ritiro quello che ho detto

 

Ai nostri avversari vorrei dire con un sorriso che non devono fare una tragedia di questa nostra presidenza, sei mesi passano molto in fretta. Stamattina abbiamo cominciato a divertirci.

 

 

 

Frasi celebri di Silvio Berlusconi

1. Alla Presidenza della Repubblica non potevamo votare la Russo
Jervolino: come dice il proverbio, anche l'orecchio vuole la sua
parte.
2. Bertinotti dice di amare tanto i poveri: li ama cosi' tanto che li
vuole raddoppiare.
3. Quando Bossi parla di peronismo io credo che si riferisca alla
birra Peroni che e' l'unico peronismo che conosce.
4. Se camminassi sull'acqua direbbero che non so nuotare.
5. L'europeismo è nel sangue degli italiani, risale ai tempi
dell'Impero romano.
6. Forza Italia potrebbe ragionevolmente perfino essere descritta come
un partito di centrosinistra. (al Times)
7. Sono dalla parte dell'America prima di sapere da che parte sta
l'America.
8. I fondatari di Roma sono Romolo e REMOLO!  (al vertice della NATO a
Roma, nel maggio 2002) (E Brontolo, Mammolo, Pisolo, Eolo, Cucciolo...
Gongolo???)
9. Vi presento l'on. Giuseppe Palumbo, di Forza Italia. Ecco un uomo
che ha le mani in pasta: fa il ginecologo.
10. Nel 1988 Silvio Berlusconi e' ricevuto da papa Wojtyla, insieme ad
altri colleghi, come Presidente del Milan. Quando e' davanti al
pontefice dice: "Cara Santita', mi lasci dire che lei assomiglia al
mio Milan. Infatti, lei, come noi, e' spesso all'estero, cioe' in
trasferta, a portare in giro per il mondo un'idea vincente. Che e'
l'idea di Dio".
11. L'unico conflitto di interessi, in Italia, è quello della sinistra
con la verità.
12. Noi non siamo qui per governare, per l'ordinaria amministrazione.
(marzo 2002) 
13. Sei povero? Colpa tua! (05/09/01) 
14. Siamo pronti ad eliminare il Comunismo in Italia. (13/06/01) 
15. Nella vita, senza fortuna, non si combina nulla.
16. L'anticomunismo è un dovere morale.  (discorso al meeting di C.L.
Rimini 2000)
17. La gente deve spendere. Non deve risparmiare, deve spendere.
18. Cinquecento cubani scappati negli Stati Uniti guadagnano di più di
novemila cubani rimasti a Cuba. Ricordatevelo quando D'Alema dice che
nell'Ulivo non ci sono più comunisti. (13/4/96)
19. Non capisco la ragione di tanta urgenza in Parlamento per
l'approvazione del legittimo sospetto. (ANSA, 31 luglio 2002)
20. Prodi, quello che dovrebbe essere il leader delle opposizioni,
l'ho sentito parlare della sua ricetta economica. Risibile. Siamo a
livelli di comicità pura (Silvio Berlusconi, 10 marzo 1995)
21. Io sono unto dal Signore.
22. E' difficile non andare d'accordo con me, perchè quando c'è
qualcuno che ha delle punte mi faccio concavo, quando c'è qualcuno che
si ritrae mi faccio convesso. (24/1/96) 
23. Il conflitto di interessi riguarda quei partiti che in questi
decenni hanno profittato del loro peso per distribuire pensioni.
(19/3/96)
24. Quando mi arrivò la tessera della P2 rimasi offeso perchè sopra
c'era scritto "apprendista muratore" : ma come, io ero un costruttore
affermato! (19/1/96) 
25. Par condicio? Solo a sentir parlare di queste cose mi viene
l'orticaria. (18/2/96)
26. Quando tornerò a Palazzo Chigi, vi prometto che mi abbronzerò di
meno, ma voi lo sapete che in una giornata io lavoro 27 ore. (18/4/96)

27. Prodi è la protesi di D'Alema. (15/4/96)
28. Siamo sicuri che, se l'Ulivo vince, il 21 aprile avremo ancora la
possibilità di elezioni veramente libere? Io non rispondo, fatevi voi
questa domanda. (17/4/96)
29. No, non ho parlato di pena di morte con i leader cinesi. D'altra
parte bisogna pensare al rapporto col numero degli abitanti. I cinesi
sono talmente tanti.  (Radio Radicale, 2 settembre 2002)
30. Ah, finalmente siete in gabbia giornalisti, siete nel posto
giusto, così capite cosa vi sarebbe successo se fosse andato in porto
un certo disegno... (17/1/96)
31. Il gruppo Fininvest, di cui non mi occupo più, è stato costretto a
vendere gli Euromercati perchè i compagni avevano smesso di
frequentarli. (25/3/96)
32. Nel frattempo i piu' volenterosi anche se in Cassa Integrazione
troveranno un lavoro, magari non ufficiale, dal quale deriverebbero
entrate in più in famiglia. (in un'intervista di Fede riferendosi ai
cassaintegrati Fiat)
33. Sono quasi un santo. (Silvio Berlusconi 5/12/2002)
34. Per fortuna che ci sono qui io. (Silvio Berlusconi a Vespa)
35. Cara Santità, mi lasci dire che lei assomiglia molto al mio Milan.
Infatti, lei, come noi, è spesso all'estero, cioè in trasferta, a
portare in giro per il mondo un'idea vincente. Che è l'idea di Dio
(1988, Città del Vaticano).
36. "Pagare moneta, vedere cammello." (Silvio Berlusconi a Chirac
sull'affare Airbus)
37. Il governo non è bello se non è litigarello. (al vertice europeo
di Laeken.
38. Erano non più di 700.000. C'era tanta gente che ha fatto una
scampagnata per il semplice motivo che gli è stato offerto il viaggio
gratis, la colazione gratis e di visitare i musei la domenica
pomeriggio.  (parlando della mega manifestazione della Cgil a Roma)
39. Arafat mi ha chiesto di dargli una TV per la striscia di Gaza; gli
mandero' Striscia la notizia. (7 marzo 1997 sul 'Corriera della Sera')

40. Non e' vero che io racconto barzellette, anzi disistimo chi lo
fa... Io invece uso delle storielle per scolpire meglio dei concetti.
(27 sett. 2002)
41. Non leggero' il mio discorso, tanto ce lo avete gia' scritto. (22
nov. 2002 sul Venerdi' di Repubblica)
42. Io sono una persona moderata, ma il 62 % dei miei elettori e' di
sinistra. (su 'El Mundo', 21 lug. 2002)
43. Sono incapace di dire no. Per fortuna sono un uomo e non una
donna. (ANSA, 22 aprile 1999)
44. Non e' vero che dopo tutte le interviste mi e' venuta una voce
piu' sexy?  (Corriere della Sera, 23 aprile 1996)
45. Sono un lupo solitario che pero' vive nel sistema.  (da
"Repubblica', 28-nov-1991)
46. Accusare di corruzione me e' come arrestare madre Teresa di
calcutta perche' una bambina del suo istituto ha rubato una mela. (da
"La Stampa', 28-ott-1995)
47. Io ho sempre fiducia, perche' ho la fiducia incorporata.  (ANSA,
24-ott 1997)
48. Mi sono accorto che l'Italia era poco considerata. Ho telefonato
ai leader degli altri paesi e gli ho detto: se fate cosi' non contate
piu' sull'Italia! L'atmosfera da quel momento cambio'. (da 'L'Unita',
25-ago-2002)
49. Guardando in giro vedo che non c'e' un governo migliore: ho un
complesso di superiorita' che devo frenare. (da 'La Stampa',
22-lug-1994)
50. Ho insegnato al Milan come si gioca al calcio. (ANSA, 23-mar-2001)
51. Mi si accusa di aver detto che i comunisti mangiano i bambini. Ma
se volete posso organizzare un convegno in cui dimostrero' che i
comunisti hanno realmente mangiato i bambini e fatto anche di peggio.
(ANSA, 20-ott-2000)
52. Chi salvo fra Dini, D'Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti? Li
butto tutti dalla torre e poi chiedo il Nobel per la pace. (da 'La
Stampa', 30-ott-1995)

 

"Io non mi siederò mai più a un tavolo in cui ci sia il signor
> Bossi". (Berlusconi nei confronti di Bossi)

> 93. "Bossi e' un criminale. Con lui non sono disposto a prendere piu'
> nemmeno un caffe' ". (Gianfranco Fini, dicembre 1994)

       

 

Da Il Foglio


Felice Cav. Una spanna sopra il Bagaglino, molto al di là di Zelig, da tenutario del marchio ben oltre l’Ottavo nano. Ora un libro (“Berlusconate”, di Alessandro Corbi e Pietro Criscuoli, edizioni Nutrimenti) rende onore al Cav. show man, perché “di tutto lo si può accusare, meno di essere un gufo impagliato”. E’ una dettagliatissima raccolta di battute, gaffe, barzellette e, diciamo così, aforismi del capo del governo. Ovviamente, siccome la selezione è crudele e l’occhio felice, tutto si trasforma contemporaneamente in una presa per il culo in una sorta di inespressa ammirazione. Se il grande battutista sia pure un grande statista, è questione che si discute. Ma intanto sui meriti del primo non si transige. Basta lasciare stare le sortite che ormai sono nella leggenda (“l’Unto del Signore”), e avvicinarsi a quelle meno note per ritrovare lo stesso e rinnovato stupore. L’approccio con gli interlocutori, intanto. Su Eltsin: “Assolutamente in palla”. Sulla Thatcher: “L’ho trovata molto in palla”. Su Kohl: “Sapete, la mamma l’ha fatto senza risparmi”. Al direttore della Fao, il senegalese Jacques Diouf: “Dovreste dimagrire un po”. Al presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro: “Avete visto come è dimagrito? Ora non ha più ritenzione idrica”. Sul Papa: “Un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio, la vittoria del bene sul male”. Al Papa: “Santità, l’ammiro molto perché Lei porta in giro per il mondo, cioè in trasferta, un’idea vincente, l’idea di Dio”. Alle figlie di Putin: “Chiamatemi zio”.

 

(Inimitabile!!!)


Agli
albanesi: “Manderò qui la Rai a riprendere le vostre magnifiche coste, così gli italiani verranno in vacanza”. A San Giuliano di Puglia: “Guardate che belli chalet…”. A se stesso: “Sono incapace di dire di no. Per fortuna sono un uomo e non una donna”. A Clinton (una barzelletta): “Un tale dice all’altro: mi sono fatto disegnare un neo sul pene…”. Ai ministri: “Non mi va di partire per Bruxelles e lasciarvi con questi volti tesi. Ora vi racconto una barzelletta così vi metto di buon umore…”. Agli industriali turchi: “Io sono con voi anche perché da giovane ho avuto una meravigliosa fidanzata turca”. Agli schizzinosi d’Oltralpe: “Con i francesi sono popolarissimo, basta contare le fidanzate che ho avuto lì”. Alla folla, illustrando le virtù di un candidato senatore: “Ecco un uomo che ha sempre le mani in pasta… è ginecologo”. Sul fratello Paolo: “E’ un ragazzo low profile, per natura”. Certo non di ipocrisia pecca il Cav. Tutte quelle ville in Sardegna? “Ma ho cinque figli: devo pur pensare al loro futuro”. Ai torinesi: “Discutibili decisioni prese per la zona vicino al porto”. Di Bossi: “E’ un po’ la Wanna Marchi della politica italiana”. Di se stesso: “Visto come mi ha ridotto la politica? ‘Che bel fiol che xeri’, come dice la mia mamma”. Oppure: “Sono un miracolo che cammina”. Trucco in tv: “Qui sul naso ho un riflesso che non mi piace”. Sul beauty case: “Vorrei vedere se ciascuno di voi quando si sposta, viaggia, non si porta dietro lo spazzolino da denti, una lavanda, un pettine…”. Giornalista: “Che ci fa col pettine?”. Il Cav. “E’ proprio quando si comincia a chiamare per nome i capelli che il pettine deve essere ancora più raffinato, con i denti ben fitti”. Gli impegni: “Sto filmando i bulbaggi di molte piante”. Infine: “Adesso scusatemi, vado a raccogliere un po’ di voti”. Un momento: ha un modello? “No. Berlusconi mi basta e mi avanza”.

 

HO AVUTO UNA FIDANZATA TURCA

Capitolo tratto dal libro “Berlusconate” di Alessandro Corbi e Pietro Criscuoli - prefazione di Paolo Rossi.

Per gentile concessione della casa editrice Nutrimenti (www.nutrimenti.net)

 

1 - “Sono incapace di dire di no. Per fortuna sono un uomo e non una donna”.

(Ansa, 22 aprile 1999, ore 12.37)

 

2 - “Dicono che io sia un donnaiolo? Sì, lo dicono. Che dicano…”.

(La Repubblica, 29 aprile 1994)

 

3 - Berlusconi non nasconde le sue storie d’amore. Le rivela anche agli industriali turchi, che incontra a Roma:

“Io sono con voi anche perché da giovane ho avuto una meravigliosa fidanzata turca”.

(La Repubblica, 13 novembre 2002)

 

4 - Qualche mese prima, rispondendo a chi gli chiedeva perché non fosse popolare in Francia, racconta:

“Non sono popolare con i vostri colleghi e con coloro che ne subiscono il fascino, ma con i francesi sono popolarissimo; basta contare le fidanzate che ho avuto lì”.

(Ansa, 18 aprile 2002, ore 20.00)

 

5 - Catania, comizio, presentando l’onorevole Palumbo alla folla:

“Ecco un uomo che ha sempre le mani in pasta… è ginecologo”.

(Corriere della Sera, 4 aprile 2000)

 

Luglio, Transatlantico di Montecitorio, caldo torrido. Rivolto ad una giornalista:

“Ha l’ombelico scoperto, stia attenta che prende freddo”.

(Agi, 11 luglio 2002, ore 11.16)

(Pensieri di un Cavaliere senza macchia...)

 

6 - Avvocato Prisco:

La politica e il sesso dopo 50 anni possono far male”.

Silvio Berlusconi:

“Sarà forse che lui è incappato in defaillance che invece io non conosco”.

(La Repubblica, 21 dicembre 1993)

 

7 - Domanda:

Interromperebbe di fare l’amore per guardare uno spot pubblicitario?

Risposta:

“Che razza di domanda è questa? Certamente no”.

(Il Messaggero, 20 novembre 1986)

 

8 - Vertice FAO, Roma:

“Ringrazio tutti voi, ma in particolare le belle delegate”.

(Ansa, 13 giugno 2002, ore 17.57)

 

9 - Saxa Rubra, Roma, atrio palazzina B, rivolto a due truccatrici Rai che lo accolgono:

“Volevo portarvi una scatola di cioccolatini ma Marinella, la mia segretaria, dice che non fa fine. La prossima volta però le disobbedisco”.

(La Stampa, 10 giugno 1994)

 

10 - Rivolto a due donne sindaco del centrosinistra, Paola Pessina (Rho) e Angela Fioroni (Pero):

“Anche se siete espressioni di giunte di sinistra, io, da Presidente del Consiglio, vi ho baciato”.

(Ansa, 6 ottobre 2002, ore 16.22)

 

11 - Visita a Santa Venerina (Catania), una poliziotta del servizio d’ordine rischia di essere travolta dalla folla, Berlusconi l’abbraccia:

“Io, che difendo la polizia…”.

(Ansa, 27 dicembre 2002, ore 15.49)

 

12 - Dialogo con la pianista Rita Forte, allora a TMC:

“Lei è troppo brava! Perché non viene da noi?”.

“Ma se lei non mi chiama…”.

“Quando ci vediamo?”.

“Quando vuole lei”.

(La Stampa, 30 ottobre 1995)

 

13 - Confidenze:

“Dopo una vita da peccatore, ho dovuto imparare a vivere nella trasparenza. Vivo circondato da guardie, non ho più segreti, non mangio al ristorante da due anni. A parte, forse, un pranzo… con Tatarella, si figuri!”.

(La Repubblica, 12 luglio 1997)

 

 

Ci sono meccanismi di resistenza e di rigetto delle novita’. Erasmo da Arcore: la vera saggezza non sta nella prudenza e nella moderazione, ma nella visionaria lungimirante follia.

 

I comunisti o chi e’ stato comunista non potranno mai piu’ tornare al governo. Siamo stati eletti anche per questo: per difendere la liberta’.

 

La sinistra agisce grazie al collaborazionismo di un manipolo di magistrati combattenti. Questi signori dell’opposizione sono irresistibilmente attratti da tutto cio’ che democratico non e’.

 

La Cirami e’ una legge sacrosanta che consente di trasferire i processi, perche’ magari uno ha fregato la fidanzata al presidente del tribunale, e a noi succede, dal momento che siamo tombeurs de famme.

 

Non esiste alternativa democratica al centrodestra.

 

Biagi, Santoro e Luttazzi hanno fatto un uso criminoso della tivu. E’ dovere della dirigenza Rai di non permettere che cio’ avvenga ancora ( Bulgaria 18/4/2002)

 

Scaiola ha dovuto dimettersi per una parola dal sen fuggita, che non era campata in aria…( aveva dato del rompicoglioni al povero Biagi)

 

D’Antona: vittima di un regolamento di conti della sinistra.

 

18/5/2003 IL MANIFESTO: Uno stralcio d’uomo ( dopo lo stralcio nel processo di Milano)

 

Operazione dentiere gratis. Lo slogan: regala un sorriso a chi porta i capelli grigi

 

…perché il mio, il nostro paese è in pericolo…

La difesa della liberta’ e’ l’impresa più nobile che ci sia e io mi congratulo con voi che siete apostoli missionari, anzi guerrieri della libertà.

(Repubblica, lunedi’ 19-3-2003)

 

Anche se mi condannano, non mi dimetto. (Porta a Porta 23/5/03)

 

(dichiarazione di Massimo D’Alema) «il Paese è nelle mani di una persona totalmente inadeguata sotto ogni profilo».

 

Vengono in mente gli anni di scuola quando gli insegnanti dicevano ai genitori dei ragazzi in difficoltà: «Gli mancano le basi», ed è un inconveniente in più per uno che ha già l’ossessione dell’altezza oltre a quella delle inchieste giudiziarie. «Excalibur», si sa, è tutt’altra cosa: intanto c’è l’aiuto di un copione, col finale previsto e ottimista. (Enzo Biagi, Il Corriere 25/5/03)

 

«Dalle toghe false prove, andrò in aula e sulla Sme ci divertiremo». (Bruxelles 24/5)

 

 

 

Berlusconi: all’Arena erano pronte azioni incivili

«Il mio è stato un sacrificio giusto. Opposizione antidemocratica e antiliberale». La «pace» con Schröder

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
VERONA - La pace con Schröder, la pace con la città, una nuova dichiarazione di guerra all’opposizione «antidemocratica e antiliberale». C’è voluta una mezza giornata e qualche eccesso di precisazioni. Ma Silvio Berlusconi può ripartire da Verona e tornare nella sua villa della Costa Smeralda certo di aver raggiunto il triplice obiettivo. Prima Schröder, come è naturale. Alle 9.50 è già stretta di mano davanti alle telecamere, prima di cominciare l’incontro bilaterale nel palazzo prefettizio in piazza dei Signori. Sarà però solo la gran risata del Cancelliere, un’ora più tardi, a incontro concluso, a suggellare in conferenza stampa la fine dei cinquantuno giorni di incomprensioni estive.
Berlusconi risponde con aria grave a una domanda dicendo che «i rapporti con il Cancelliere non sono migliorati perché non sono mai peggiorati» e Schröder si scioglie nel risatone tonante a cui fa seguire la ripetizione in tedesco della frase del Cavaliere per far sapere che la condivide. Poi però parla di «irritazioni» con il nostro premier perché non vuole abbandonare il realismo, perché vuole si sappia che non è il tipo da rinunciare a una vacanza programmata in Italia solo per le intemperanze di un sottosegretario e una battuta infelice del premier all’Europarlamento. Ma le «irritazioni» non hanno «influito sul rapporto personale né sul rapporto tra governi».
Se Schröder ha già archiviato anche il forfait improvviso alla Carmen della sera prima, l’Italia e Verona però restano piene di dubbi sulla scelta di Berlusconi. Ma lui vuole dimostrare che la spiegazione è semplice: «La mia rinuncia si è resa necessaria». Confessa che gli «è dispiaciuto di dover rinunciare alla rappresentazione della Carmen dell'amico Franco Zeffirelli», ma «se fossi venuto io probabilmente la rappresentazione non ci sarebbe stata». Il «no» del presidente del Consiglio è legato a «un assetto di fischietti», organizzato da chi «voleva creare un caso internazionale». Cita il ministro dell’Interno Pisanu e il Cesis (il coordinamento dei Servizi segreti), che l’hanno informato dei rischi giovedì e venerdì mattina. Biasima «i comportamenti che si spingono oltre nella polemica e raggiungono vette di inciviltà». Il suo obiettivo è non «lasciare che questi comportamenti abbiano successo». E allora tutto è bene quel che finisce bene: «La Carmen si è svolta, il cancelliere vi ha assistito e Verona non è stata al centro di un caso internazionale». Verona non può neppure continuare a essere al centro di qualche piccola «disattenzione» del premier. Così, dopo aver fatto attendere il sindaco dell’Ulivo Paolo Zanotto dalle 8 alle 8.45 in Comune prime di dare forfait alla visita annunciata a mezzanotte di venerdì, il premier lo raggiunge dopo l’incontro con Schröder. Poi va dal vescovo e si concede al bagno di folla in centro («Non sento fischi ma solo applausi come nel resto d’Italia») pranzando in città in modo «epocale».
Berlusconi non rivolge esplicite accuse a nessuno sulla «possibile, probabile contestazione» all’Arena. Nel corso della conferenza stampa al termine dell’incontro bilaterale, però, abbandona il ruolo di statista sopra le parti per andare all’assalto della sinistra: «La differenza tra noi e l’opposizione che ci troviamo è che il nostro comportamento è democratico e liberale, mentre loro hanno un comportamento antidemocratico e antiliberale». Immediate le reazioni. Non tanto contro il premier. Ma contro il Tg1 che il Verde Pecoraro Scanio e il portavoce del leader ds Fassino accusano di non aver «dato diritto di replica agli accusati».

Enrico Caiano

 

 

Fa tutto lui. E quel "lui" è riferito a Silvio Berlusconi: premier,
presidente del Milan, gran capo di Mediaset, cantante nei giorni di gioventù
e ora, giusto per tornare al vecchio amore, anche compositore.

Ecco il testo di una delle canzoni "made by Berlusconi":

Io davvero non so più
Se crederti quando mi dici che
Mi ami ancora
Sento che la vita vuol dividerci
E ho paura
Di restare con te
Perché senza te... io non so più vivere
Solo se ci penso sento di morire
E' un pensiero che non vuol andarsene
Sto male quando penso che...
Che tu... forse ore tu... mi puoi mentire
Non so se mi ami ancora come prima
Se tu come una volta sei sincera
Se ancora mi aspetti quando è sera
Col cuore in gola come allora
Perché tutto mi viene dal tuo amore
Io so che forse mi farai soffrire
Però io non ti lascerò partire
Anche se dovrò lottare
Fino alla fine t'amerò!...

Berlusconi come Mogol? No, il Cavaliere guarda oltralpe per trovare fonte di
ispirazione: è Charles Aznavour, con il suo repertorio di canzoni d'amore,
ad essere musa ispiratrice.

E sì, perché il Cavaliere, dentro di sé, ha l'animo del poeta e ha voluto
dimostrarlo a tutti, amici e nemici.

Così, ad inizio ottobre partirà la nuova carriera del leader di Forza
Italia, grazie al lancio del cd "Meglio 'na canzone" di Mariano Apicella,
prodotto dalla casa discografica di Andrea Bocelli, nel quale il premier ha
messo lo zampino in almeno sette canzoni.

Grandi nomi, grande partnership e progetti ambiziosi, nella mente del
Berlusca: altro che giudici e mani pulite varie, king Silvio stavolta gliele
canterà a tutti gli italiani...

12/9/2003

 

«Mussolini non ha mai ammazzato nessuno»

«Non ci sono paragoni con Saddam. Il regime fascista non era così feroce. Il Duce mandava la gente in vacanza al confino»

«APOLOGIA DI FASCISMO» - «Tecnicamente la nuova esternazione di Berlusconi si chiama "apologia di fascismo"», dice Fabio Mussi, vicepresidente della Camera e altro esponente di spicco dei Ds. «E nel nostro ordinamento è un reato - aggiunge -. Così com'è spregevole lo spergiuro: il Capo del Governo non dimentichi che ha giurato sulla Costituzione italiana, democratica, repubblicana ed antifascista». «Giacomo Matteotti e i fratelli Rosselli sono morti, com'è noto, di vecchiaia. E il Tribunale Speciale era indubbiamente una specie di Alpitour dell'epoca...», conclude Mussi.

Un tempo accadeva con Andreotti: appena apriva bocca e proferiva un monosillabo accompagnato dal sorrisetto d'ordinanza, tutti i giornalisti al seguito scoppiavano a ridere, anche quando (quasi sempre) la battuta non faceva ridere. Questa gara di servilismo è durata cinquant'anni. Ora che si sperava fosse finita, ricomincia con Berlusconi. Ieri il Corriere ha dedicato gran parte di un lungo articolo a una sua frase che non fa ridere: «Vedo che qui c'è ancora qualcuno con i capelli ». Chissà le risate. Eppure - avverte il Corriere - «la battuta evidentemente autoironica con cui il premier ha accolto la delegazione dell'Udc, dove peraltro l'unica testa calva era quella del segretario Follini, aveva un bersaglio preciso: cioè la capigliatura fluente di Sergio D'Antoni». Perbacco, che sense of humour. Da scompisciarsi.

 

Berlusconi. Prima il premier ha scherzato con i giornalisti al seguito: «Attenti, sono il Duce...» (risate a crepapelle). Poi ha aggiunto: «Bondi sarà nominato coordinatore di Forza Italia. Le nomine le decido io». Se qualcuno trova un altro partito, escluso il Partito nazionale fascista, che in dieci anni è riuscito a tenere un solo congresso e in cui gli organismi dirigenti li decide uno solo, ce lo faccia sapere. (Marco Travaglio   L’Unita’)



25/9

 

Venite a morire in Italia! ( discorso a Wall Street) «Ora ci sono meno comunisti e imprenditrici e segretarie sono bellissime».

 

«Vi dò due motivi in più per venire a investire in Italia. Il primo è che oggi abbiamo meno comunisti. Sono soltanto il 16 per cento e i leader dicono: "Non siamo più comunisti"». Pausa con parentesi: secondo certi dati in suo possesso, il Pci da solo assorbiva il 60 per cento dei fondi destinati dal Kgb ai partiti fratelli. Incassata questa preziosa informazione, i banchieri americani ricevono il secondo motivo per cui devono correre a investire in Italia: «Il presidente del Consiglio ha messo lì tutti i suoi soldi. Anzi, i miei oppositori dicono che sono troppi». La battuta consente di lodare la mancanza di invidia degli Stati Uniti dove un self made man viene apprezzato: «In Europa purtroppo non è così. Si chiedono subito: "Chissà come ha fatto i soldi"».


  “Questo fatto che riguarda regolamenti di conti tutto interno delle sinistre…

(Conferenza stampa in occasione del delitto Biagi)  

 

Con un’altra dichiarazione il premier torna sulla questione delle riforme per spiegare che «se qualcuno ha intenzione, per linee dirette o storte, di cacciare di nuovo il governo eletto e sostituirlo con un governo scelto da settori politicizzati della magistratura e dai loro alleati, se lo tolga dalla testa». Rilancia il progetto del governo, che «non è, come si dice talvolta con rozzezza, di stabilire una qualche immunità per i politici venuta da non si sa dove, ma di tornare allo spirito e alla lettera della Costituzione, che fu violata platealmente a partire dal giorno nero della nostra democrazia il 29 aprile 1993»

 

Ma non era una Costituzione “sovietica”?

      

 

 

 

 

 

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